AMORE

L'AMORE PIU' GRANDE....

NON PRAEVALEBUNT

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Canto gregoriano

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LA BEATA VERGINE MARIA

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SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE

SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE
PROTETTORE DEL SITO Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

Antica Bibbia

Antica Bibbia

LA BIBBIA: IL LIBRO DI DIO


"Una lampada  su un sentiero buio, la pioggia che scende dal cielo su un terrreno arido e stepposo, una spada che penetra nella carne." 

"Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino".

"Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra , senza averla fecondata e fatta germogliare, perchè dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me - dice il Signore- senza avere operato ciò che desidero, senza avere compiuto ciò per cui l'avevo inviata".  "La Parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore". "La Bibbia è l'intreccio fra Dio e la nostra storia; la Pasqua del Cristo nasce dalla crocefissione, la vita sboccia dalla morte. La Bibbia non celebra un Dio lontano ma un Dio incarnato che salva la nostra storia. Cercherò di meditare ogni giorno le parole del mio creatore, cercherò di conoscere il cuore di Dio dalle parole di Dio affinchè io possa ardentemente desiderare i beni eterni  e con maggior desiderio la mia anima si accenda di Amore per Dio e per il fratello".

I TESORI DELLA BIBBIA da meditare...... per es . cercate : AMORE.....

TESTI SEGRETI LIBRI

lunedì 23 gennaio 2012

DELUSIONE PER L'APPROVAZIONE DEI NEOCATECUMENALI


Di sotto pubblico un puntuale ed esauriente articolo di S.Magister (noto vaticanista) che dall'alto della sua pluriennale esperienza illustra COSA 
e' stato approvato dal Papa il 20 Gennaio 2012.
Trionfalisticamente molti blog neocatecumenali avevano anticipato quella che per loro doveva essere l'approvazione della liturgia neocatecumenale.

NON E' STATO COSI'. Il Papa ha approvato alcuni riti non liturgici corrispondenti alle varie tappe del cammino neocatecumenale. Il resto rimane come negli statuti.
Leggete sotto :

Diario Vaticano / Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano  (di S.Magister ndr)
La Santa Sede ha approvato i riti che scandiscono le tappe del loro catechismo. Ma le particolarità con cui essi celebrano le messe restano sempre sotto osservazione. Alcune sono consentite. Altre no 
CITTÀ DEL VATICANO, 23 gennaio 2012 – Prima dell’udienza con Benedetto XVI di tre giorni fa, dentro il Cammino neocatecumenale correva voce che in quell'occasione sarebbero state definitivamente approvate le “liturgie” del movimento ecclesiale fondato da Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández:

 "Placet" o "Non placet"? La scommessa di Carmen e Kiko


Tali voci davano addirittura per pronto il documento di convalida.

In realtà questo provvedimento non era assolutamente all’ordine del giorno in Vaticano, come si è potuto verificare nel corso dell’udienza col papa del 20 gennaio.

All'inizio dell'udienza, infatti, è stato letto un decreto del pontificio consiglio per i laici nel quale, con "il parere favorevole della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti", semplicemente si "concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa".

Più chiaramente il papa nel suo discorso ha ribadito che con il suddetto decreto soltanto "vengono approvate le celebrazioni" presenti nel Direttorio catechetico, che "non sono strettamente liturgiche".

Ciò vuol dire che i rituali approvati in questa occasione non riguardano in alcun modo la liturgia della messa o l’amministrazione dei sacramenti, ma solo le celebrazioni interne al Cammino che scandiscono le principali tappe del lungo catecumenato di ogni suo membro.

Benedetto XVI ha inoltre approfittato dell'udienza per rivolgere ai capi e ai membri del Cammino un "breve pensiero sul valore della liturgia". È si è trattato di un "pensiero" che aveva tutto il sapore di una lezione, densa e impegnativa nonostante la brevità. 

In essa il papa ha ricordato che "il vero contenuto della liturgia" è si "opera del Signore Gesù", ma "è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo". E con ciò ha messo in guardia dalla tentazione – presente nelle teorie liturgiche neocatecumenali ma non solo – di un "archeologismo" che pretenderebbe di riprodurre artificiosamente l'ultima cena di Gesù e le "frazioni del pane" dei primissimi tempi cristiani senza tener conto degli sviluppi liturgici che sono maturati legittimamente nella Chiesa nel corso dei secoli.

Nel suo discorso, inoltre, Benedetto XVI ha sottolineato il "carattere pubblico della Santa Eucaristia". Ha ricordato che in base agli statuti del Cammino approvati nel 2008 "i neocatecumenali possono celebrare l’Eucarestia domenicale nella piccola comunità dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano". Ma ha subito aggiunto che "ogni celebrazione" deve essere "essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono" all’unica Chiesa di Cristo.

Le celebrazioni nelle piccole comunità – ha proseguito il papa – devono cioè produrre una "progressiva maturazione" che favorisca "il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale", ossia in concreto "nella celebrazione liturgica della parrocchia".

Il papa ha infine ribadito che "la celebrazione nelle piccole comunità" deve essere "regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente", sia pure "con le particolarità approvate negli statuti del Cammino".

Negli statuti del 2008 le particolarità consentite sono due.

La prima riguarda "la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie" e "sempre con pane azzimo", che i neocatecumenali devono ricevere "in piedi, restando al proprio posto".

La seconda è lo spostamento “ad experimentum” del "rito della pace dopo la Preghiera universale", cioè prima dell'offertorio, come del resto avviene da sempre nel rito ambrosiano, in uso nell'arcidiocesi di Milano.

Negli statuti si prevede inoltre che gli animatori delle comunità neocatecumenali preparino "brevi monizioni alle letture". Ma questo è già consentito dalle istruzioni generali del messale romano, per qualsiasi messa. 

Non si fa cenno alcuno, invece, nei paragrafi degli statuti riguardanti la messa, alle cosiddette "risonanze", cioè ai commenti spontanei alle letture e al Vangelo fatti da chi partecipa alle messe delle comunità neocatecumenali, in aggiunta all'omelia del sacerdote.

Non solo questa delle "risonanze", quindi, ma ogni altra particolarità liturgica in uso nel Cammino che non è approvata esplicitamente dalla Santa Sede era abusiva prima dell’udienza dello scorso 20 gennaio e tale rimane anche dopo.

Ecco qui di seguito la "lezione" di liturgia impartita da Benedetto XVI ai neocatecumenali e, più sotto, un sommario dei loro rituali extraliturgici che hanno avuto l'approvazione delle autorità vaticane.

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"... CELEBRAZIONE REGOLATA DAI LIBRI LITURGICI, CHE VANNO SEGUITI FEDELMENTE..."

Benedetto XVI al Cammino neocatecumenale, 20 gennaio 2012



Cari fratelli e sorelle, [...] poco fa vi è stato letto il decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel "Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. È un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero "Corpus Ecclesiae".

Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr. "Sacrosanctum Concilium", 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua passione, morte e risurrezione. In che senso allora la liturgia è opera di Cristo? La passione, morte e risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della liturgia, l’entrare nella presenza del mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo: "Christus totus caput et corpus", dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei sacramenti Cristo ci immerge nel mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.

Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri statuti, "L’eucaristia è essenziale al neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità" (art. 13 §1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano (cfr. Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della santa eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della santa messa è ultimamente diretta dal vescovo come membro del collegio episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr. "Lumen gentium", 26).

La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell?'essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il neocatecumenato (cfr. Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il Cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr. 1 Cor 10, 16s). [...]

__________


Il testo integrale del discorso del papa:

> "Cari fratelli e sorelle, anche quest'anno..."

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DODICI RITI, PER ALTRETTANTE TAPPE



Il percorso di catechesi che ogni membro del Cammino compie dura almeno dieci anni e passa attraverso cinque fasi.

Ogni fase ha delle tappe contrassegnate da specifici rituali, in totale dodici.

Sono questi i rituali extraliturgici in uso nelle comunità neocatecumenali ora approvati dalle autorità vaticane.

PRIME CATECHESI

1. Rito della conversione. Accompagna la decima delle sedici catechesi introduttive. Il rito, molto dettagliato, precede e segue in forma comunitaria la confessione sacramentale individuale di ciascuno dei presenti. Per chi prosegue nel Cammino, tale rito sarà reiterato a cadenza mensile.

2. Consegna della Bibbia. Accompagna la quindicesima catechesi.

3. Rito del lucernario. Apre la "convivenza" di tre giorni che conclude le sedici catechesi introduttive. Altre celebrazioni della Parola ritmano questi stessi giorni e ritmeranno, settimanalmente, il prosieguo del Cammino.

PRECATECUMENATO

4. Primo scrutinio. Segna il termine di questa seconda fase, la cui durata è di almeno due anni.

PASSAGGIO AL CATECUMENATO

5. "Shemà". In ebraico: ascolta. È il rito che celebra l'accoglienza della Parola di Dio.

6. Secondo scrutinio.
 Conclude il biennio di questa terza fase. Chi lo compie rinuncia a ricchezze personali anche cospicue, rimesse alla comunità.

CATECUMENATO

7. Consegna del Salterio. Cioè del libro dei salmi.

8. Traditio Symboli. Cioè la consegna del "Credo".

9. Redditio Symboli.
 Cioè la confessione pubblica della propria fede, appresa col "Credo".

10. Consegna del Padre Nostro.
 È il rito che introduce il terzo anno di questa quarta fase.

ELEZIONE

11. Libro della vita. Scrivendo il proprio nome in questo libro, il neocatecumenale apre i due anni di questa quinta e ultima fase del Cammino.

12. Rinnovo delle promesse battesimali. È l'approdo del Cammino. Il rito è compiuto durante la Veglia pasquale, che si prolunga fino all'alba e si conclude con un banchetto.

lunedì 16 gennaio 2012

ANCORA MAGISTER SUL CAMMINO



L’articolo di pochi giorni fa di www.chiesa sul Cammino neocatecumenale ha puntualmente registrato una pioggia di reazioni da tutto il mondo:
Cestinati gli immancabili improperi, da anni sempre gli stessi anche nel formulario, emergono comunque dalle e-mail degli indignati alcuni elementi meritevoli di attenzione.
1. Resta confermato il dato di partenza dell’articolo di www.chiesa. Tra i neocatecumenali c’è l’effettiva attesa, alimentata dai loro capi, di un’imminente presa di posizione delle autorità vaticane e dello stesso Benedetto XVI sulla loro prassi liturgica. L’idea fatta circolare tra le fila del Cammino è che si tratterà di un’approvazione.
2. Non solo. C’è tra i neocatecumenali la convinzione diffusa che tale approvazione nei fatti ci sia sempre stata. “Gli ultimi tre pontefici – scrive un catechista – non ci hanno mai chiesto di cambiare nulla, ed anzi si sono sforzati di ottenere deroghe in nostro favore presso la congregazione per il culto divino”.
3. Non fa testo, per i neocatecumenali, neppure la severa lettera del 2006 del cardinale Francis Arinze, all’epoca prefetto della congregazione, che ingiungeva precisi cambiamenti alla loro prassi liturgica. Scrivono: “Tutti i pronunciamenti e la prassi del papa e della curia romana dal 2006 ad oggi hanno reso chiaro che alcuni passaggi (e ancora di più alcune interpretazioni) di quella lettera andavano considerati semplici opinioni personali”.
4. Resta per loro un punto irrinunciabile che la messa debba somigliare a una cena conviviale, con al centro una tavola “così grande che si possano mettere tutti i piatti ed i calici necessari”. Per avvalorare tale simbologia, i neocatecumenali fanno leva su alcuni passaggi delle direttive liturgiche degli ultimi decenni. In particolare, citano l’ordinamento generale del messale romano là dove dice che “il pane eucaristico, azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l’ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli”.
Detto questo, dalle e-mail ricevute emergono però anche segnali di altro tipo.
Da una parrocchia di Sydney, in Australia, fanno notare che il parroco appartiene al Cammino, ma celebra e fa celebrare le messe attenendosi alle norme liturgiche generali. Questo perché l’arcivescovo della città, il cardinale George Pell, lo ha ordinato “e i neocatecumenali hanno obbedito”.
Da Newark, negli Stati Uniti, un parroco non neocatecumenale scrive di avere in parrocchia alcune comunità del Cammino. E da esse esige ed ottiene che celebrino avendo l’altare della chiesa come “punto focale della celebrazione” e dando all’omelia il giusto posto. Questo perché è dovere del parroco “vigilare, in quanto rappresentante del vescovo, supremo liturgista e maestro nella sua diocesi, sulla cattolicità di qualsiasi esperienza dello spirito, senza farsi dominare o intimorire”. In questa stessa parrocchia, si celebrano anche messe “seguendo il messale del beato Giovanni XXIII del 1962″.
Inoltre, c’è chi richiama l’attenzione su un altro punto critico del rapporto tra il Cammino e le autorità vaticane: quello dei catechismi in uso nelle comunità neocatecumenali.
Approvati un anno fa dal pontificio consiglio per i laici dopo un lungo esame presso la congregazione per la dottrina della fede e numerose correzioni, i tredici volumi del catechismo continuano però a rimanere inaccessibili a chi non fa parte della cerchia dei responsabili del Cammino.
C’è quindi chi chiede: “Come è possibile che un dicastero vaticano approvi, con conferma ufficiale del Santo Padre, un testo destinato anche ai vescovi e ai pastori per poter sapere che cosa si insegna nelle catechesi del Cammino, se poi questo testo resta segreto e ristretto ai soli catechisti iniziati?”.
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NOTA BENE !
Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al più importante sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

venerdì 13 gennaio 2012

DON LORENZO MILANI E LA SCUOLA DI BARBIANA















Don Lorenzo era uno di quegli uomini che, per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la sua logica stringente di ragionare e argomentare, si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione.Su di lui è stato detto e scritto molto, sono state fatte opere teatrali e quattro films, però resta ancora molto da scoprire sopratutto in quella dimensione religiosa che è l’aspetto fondamentale di tutta la sua vita e delle sue opere.Non è possibile capire appieno don Lorenzo e i motivi delle sue scelte se, quando ci si avvicina a lui, non si tiene sempre presente che era un prete e un prete che aveva deciso di servire Dio nel modo più completo, dopo che da adulto si era convertito al cristianesimo. Tutto il suo operato successivo va ricondotto a questa scelta.La sua vita è stata breve ma intensa.A 20 anni (improvvisamente) abbandonò il mondo borghese raffinato e colto a cui apparteneva la sua famiglia ed. entrò in Seminario. I suoi, pur restando sconcertati e soffrendo del "colpo di testa" di questo loro figlio che consideravano molto promettente, non lo ostacolarono.Appena entrato in Seminario cominciò energicamente a sopprimere il suo "IO" del passato, i 20 anni che lui considerava "passati nelle tenebre". Ogni suo atto cercava di renderlo coerente con il Vangelo drasticamente, senza mezze misure.Aveva lasciato gli agi ed i privilegi dei borghesi, la loro cultura ed il loro mondo per un'altra scelta di campo: servire il Vangelo, il Cristo, tentare cosi di salvarsi l'anima stando dalla parte giusta del poveri, cioè degli ultimi nella scala gerarchica, cercare di conoscerli da vicino, di viverci insieme, di imparare la loro lingua, insegnargliene un'altra, condividere le loro cause, difendere le loro ragioni.Per lui prete l’ingiustizia sociale era un normale e andava combattuta perchè offendeva Dio.Ordinato sacerdote a 24 anni fu mandato a San Donato a Calenzano come cappellano del vecchio proposto, don Daniele Pugi.




Calenzano era già allora nel 1947 un paese in via di industrializzazione (aveva 1300 abitanti, oggi ne ha 16.000); la sua popolazione aumentava ed il vecchio Proposto non ce la faceva più a reggere la parrocchia. Espose al Cardinale la necessità di avere un cappellano, ma non sapeva come fare a pagarlo. Il Cardinale rispose: "ho quest’anno un giovane prete, non ha nessuna pretesa, e vuole vivere poveramente: un certo don Lorenzo Milani".Don Lorenzo arrivò a Calenzano pieno di entusiasmo come colui che ha trovato il senso della propria vita: finalmente poteva mettersi al servizio del suo prossimo e restituire quanto per 20 anni aveva ricevuto.All’inizio cercò di avvicinare i giovani alla Chiesa col gioco del pallone, il ping pong e il circolo ricreativo come facevano gli altri preti. Presto però si rese conto non solo che avvicinava una sola parte di giovani ma soprattutto che era indegno e puerile per un prete di Cristo abbassarsi a questi mezzi per evangelizzare, ma al contrario proprio la mancanza di cultura era un ostacolo alla evangelizzazione e all’elevazione sociale e civile del suo popolo.Così un giorno il pallone e gli attrezzi del ping pong finirono in fondo a un pozzo che era in mezzo al cortile della canonica e don Lorenzo organizzò una scuola serale per giovani operai e contadini. "La scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione la rovina; bisognava che i giovani con le buone o con le cattive capissero la differenza e si buttassero dalla parte giusta".Per lui prete la scuola era il mezzo per colmare quel fossato culturale che gli impediva di essere capito dal suo popolo quando predicava il Vangelo; lo strumento per dare la parola ai poveri perchè diventassero più liberi e più eguali, per difendersi meglio e gestire da sovrani l’uso del voto e dello sciopero. Con quella tenacia di cui era capace quando era convinto di avere intuito una verità andò a cercare uno ad uno tutti i giovani operai e contadini del suo popolo. Entrò nelle loro case, sedette al loro tavolo per convincerli a partecipare alla sua scuola perchè l’interesse dei lavoratori, dei poveri non era quello di perdere tempo intorno al pallone e alle carte come voleva il padrone, ma di istruirsi per tentare di invertire l’ordine della scala sociale."Voi – diceva – non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta e vi buttare come disperati sulle pagine dello sport. E’ il padrone che vi vuole così perchè chi sa leggere e scrivere la prima pagina del giornale è oggi e sarà domani dominatore del mondo". Aveva una dialettica e una capacità di leggere dentro straordinaria. Riusciva in ognuno a toccare e far vibrare la corda più sensibile.Nella sua scuola raccolse giovani operai e contadini di ogni tendenza politica, presenza che mantenne e ampliò perchè dimostrò di servire la verità prima di ogni altra cosa: "vi prometto davanti a Dio che questa scuola la faccio unicamente per darvi una istruzione e che vi dirò sempre la verità di qualunque cosa, sia che serva alla mia ditta, sia che la disonori, perchè la verità non ha parte, non esiste il monopolio come le sigarette", disse ai suoi giovani uno dei primi giorni di scuola a Calenzano; una scuola dove l’impegno sindacale e quindi l’impegno sociale era considerato come un preciso dovere a cui un lavoratore cristiano non poteva sottrarsi. Attraverso la scuola ed i suoi giovani conobbe i veri problemi del popolo. Entrò nelle famiglie come uno di loro pronto a dare un aiuto su qualunque questione.







Quando licenziarono Mauro da una tessitura di Prato, non avevano licenziato solo uno del popolo, ma il "suo" Mauro del quale per mezzo della scuola e le discussioni che venivano fatte ogni sera fino a tarda notte, conosceva tutto: famiglia, problemi, gioie e disperazioni. Così a quel licenziamento reagì con tutto il peso del suo pensiero e della sua parola. Per giorni interi si discusse a scuola con sindacalisti, magistrati e ispettori del lavoro su come reagire, come impedire una ingiustizia così grave.Operava per far prendere coscienza ai giovani operai sulla necessità che divenissero protagonisti del loro futuro rifuggendo da schieramenti preconcetti, ma distinguendo sempre il vero dal falso. Ragionando sempre con la propria testa.Era rigido per sé e richiedeva ai giovani coerenza tra idee, parole e comportamento pratico, senza mai rinunciare alla gioia di dire sempre la verità e di vivere senza nessun formalismo.La sua scuola accoglieva solo operai e contadini, perchè intendeva eliminare la differenza culturale che esisteva tra questi e altri strati sociali. Per questo la definiva scuola classista, nel senso cioè di scelta dei poveri.Questo suo schieramento, sempre giustificato alla luce del Vangelo, era un aspetto costantemente presente nella sua attività scolastica e pastorale che trapelava continuamente.Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica gli disse: "ma lei insegna anche a lui che è comunista e dichiarato nemico della Chiesa ? Io gli insegno il bene – rispose - gli insegno a essere un uomo migliore, e se poi continua a rimanere comunista, sarà un comunista migliore."E a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva "se tutti preti fossero come Lei, allora ..." rispondeva: "il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perchè il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso."

domenica 8 gennaio 2012

UN PO' DI UMORISMO: INTERVISTA CON alcuni neocatecumenali CIRCA IL LORO NOTO "EBRAISMO"

                                       
                                           DAVID: nato nel cammino neocat      

Per la nostra serie "INTERVISTE VERITA'":
abbiamo intervistato alcuni neocatecumenali.

Freedom: è vero che voi avete una certa mania per l'ebraismo?
David (sopra): voi fuoriusciti dal cammino neocatecumenale non fate altro che dire,falsita',  mistificazioni, menzogne, per attaccare LA CHIESA! -Freedom: ma , quale chiesa?
-David: il cammino neocatecumenale: cioè la chiesa!
-Freedom : scusa ma il cammino neocatecumenale NON E' LA CHIESA!
-David: guarda, io ti compatisco, sei preda del Demonio, comunque dici solo menzogne NOI NON ABBIAMO ALCUNA MANIA PER L'EBRAISMO. Voi dite questo solo per fare degli attacchi al cammino , per screditare la chiesa, inoltre ci chiamate, non so perche' "zombificati", è il demonio che ti fa parlare fratello, fossi in te ritornerei, DI CORSA nel cammino! Fuori del cammino non c'è la verita' !

Vabbe'....Proviamo con un altro piu' grandino...
.
-Freedom: Lapace fratello, come ti chiami? Elia ( a fianco). -Freedom: senti Elia come mai questo nome? -Elia: un caso, l ' hanno scelto i miei genitori - Freedom: sei sposato? -Elia: si . Freedom: quanti figli hai Elia ?- Elia: 12. -Freedom: complimenti fratello e come si chiamano mi sa che fai fatica a ricordarteli tutti.... -Elia: no. Dunque vediamo: Giuditta, Sara, Ezechiele, Isaia, Debora, Geremia, Efraim, Gedeone, Daniele, Gioele, Ester e il piccolo Tobia. -Freedom: proprio una bella famiglia numerosa complimenti! Sono tuttti in cammino ? -Elia : si capisce, bisogna trasmettere la fede ai figli! - Freedom: Ok, in tutta franchezza, è vero che voi del cammino neocatecumenale avete una certa mania per l'ebraismo? - Elia: ma da che lo deduci fratello!? Ah!Ho capito sei un ex, di certo in te parla il demonio!!!

Alla faccia della Verita'! ....Si fa per ridere eh! Però qualcuno de' 'sti nomi nel cammino l'ho  gia' sentiti .....voi no?
E la cannuchia', a 9 bracci , invece che a 7 ...LA MENORA'?, NO IL CANDELABRO A 9 braccia DELLA RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO.
 Strano, QUELLO DEGLI  EBREI...è A 8 PERLA FESTA DELLE LUCI PIU' UNO CHE SERVE PER ACCENDERE GLI ALTRI LUMI......

AOH!  SE SARANNO SBAJATI!.... CAPITA.....

Vabbe' alla prossima......INTERVISTA VERITA'.........

venerdì 6 gennaio 2012

EBRAISMO







ORTODOSSIA E INTERPRETAZIONE
struttura teologico-legale del giudaismo classico

Introduzione

Cosa sappiamo dell’ebraismo? Quali sono le convinzioni che sono alla base della fede degli ebrei ? Praticamente non sappiamo nulla se non quello che trapela da qualche autore capace di leggere i testi originali in ebraico.

Gli elementi si trovano nei testi originali o, in molti casi, nei libri moderni scritti in ebraico che sono destinati a un pubblico di specialisti. Cerca invano chi pensa di trovarli in pubblicazioni in lingua vernacolare.

Un altro equivoco, particolarmente comune tra i cristiani o tra chi è in qualche modo influenzato dalla tradizione e dalla cultura cristiana è che il giudaismo odierno sia una "religione biblica”, e che quindi il Vecchio Testamento occupi nel giudaismo lo stesso posto centrale e la stessa autorità legale che la Bibbia rappresenta per i protestanti, e persino per i cattolici.
In tale ambito i criteri interpretativi della religione sono fissati rigidamente, dal Talmud piuttosto che dalla Bibbia.
Occorre ricordare che la fonte prima dell'autorità per tutte le manifestazioni del giudaismo classico e dell'ortodossia contemporanea, è il Talmùd babilonese, mentre il resto, sono testi autorevoli ma supplementari.
Il sistema legale del Talmùd è globale e rigidamente autoritario ma, al tempo stesso, capace d'infiniti sviluppi senza possibilità di operare alcun cambiamento nei suoi fondamenti dogmatici, copre qualsiasi aspetto della vita ebraica sia individuale che sociale, di solito nei più intimi dettagli, con sanzioni e punizioni per qualsiasi peccato concepibile o infrazione alle regole.
Il punto di vista classico, e dell'ortodossia contemporanea, é che il significato interpretativo del Talmud , anche quando é contrario al senso letterale dello scritto biblico, é sempre e comunque normativo.
Forse, addirittura la maggior parte dei versetti biblici che prescrivono obblighi rituali sono “intesi” dal giudaismo classico e dall'ortodossia contemporanea in un senso diverso dal loro significato letterale, o addirittura contrario a quello che gli danno i cristiani o altri lettori del Vecchio Testamento che vedono il testo in sé per sé. La stessa divisione si ha oggi in Israele tra chi è stato educato nelle scuole religiose ebraiche e chi ha frequentato le scuole pubbliche dove s'insegna il semplice significato del Vecchio Testamento.
I cambiamenti di significato non vanno tutti nella stessa direzione. Almeno dal punto di vista etico. Gli apologeti del giudaismo sostengono che l'interpretazione della Bibbia, cominciò con i Farisei e fu codificata nel Talmud. Gli esempi che seguono dimostrano quanto sia contraria alla nostra la sua interpretazione.
1 - Cominciamo con il Decalogo. L'ottavo comandamento "Non rubare", (Esodo, 20: 15) è considerato come la proibizione del "furto", è inteso come rapimento, di un ebreo. Il furto della proprietà non è un reato capitale così come il rapimento dei gentili da parte degli ebrei è permesso dalla legge talmudica. Invece, un'altra sentenza virtualmente identica, "tu non ruberai" (Levitico, 19:11), è accettata invece, nel suo significato letterale.
2 - IL famoso versetto "Occhio per occhio, dente per dente..." (Esodo, 21:24) viene interpretato nel senso di “occhio” = denaro, cioè il pagamento di una multa al posto della rappresaglia fisica.
3 - Il versetto "Non bollirai l'agnello nel latte della madre" (Esodo, 23:19) è interpretato come il divieto di mescolare qualsiasi specie di carne con il latte o con uno dei suoi derivati. Visto che lo stesso versetto è ripetuto in altri due passi del Pentateuco, la ripetizione come tale è considerata come un divieto agli ebrei di mangiare quella mescolanza di carne e latte, di cucinarla per qualsiasi ragione, di goderne e trarne vantaggio per qualsiasi ragione.
4 – E’ assai frequente che termini generici come "il tuo simile" o "lo straniero" o persino "l'uomo" assumano un significato esclusivista. IL famoso versetto "ama il tuo simile come te stesso" (Levitico, 19: 18) è interpretato dal giudaismo classico e dall'ortodossia contemporanea come un'ingiunzione ad amare il proprio "simile ebreo" e non il proprio "simile uomo" .
Analogamente, il versetto “né permetterai che si sparga il Sangue del tuo simile (amico)” (Levitico 16) vuole dire che non sì deve stare a guardare quando la vita di un tuo “simile ebreo" è in pericolo.
Il generoso precetto di lasciar spigolare il proprio campo e la vigna ai ‘poveri e agli stranieri' (Levitico, 9:10) viene riferito esclusivamente agli ebrei poveri e ai convertiti al giudaismo.
Le leggi riguardanti i tabù dei cadaveri cominciano con il versetto: “Questa è la legge: quando un uomo sarà morto in una tenda, chiunque entrerà nella tenda e chiunque vi si trovi sarà impuro per sette giorni" (Numeri 19: 16).
La parola “uomo” (adamo) significa “ebreo” e per questo soltanto un cadavere ebreo è tabù, cioè impuro" e sacro al tempo stesso. Forti di questa interpretazione, i pii ebrei hanno un vero e proprio timore reverenziale, per i cadaveri e per i cimiteri ebraici mentre non hanno lo stesso rispetto per i cadaveri e per i cimiteri non-ebraici. Così in Israele, sono stati distrutti cimiteri musulmani; la costruzione dell'Hilton di Tel Aviv è nel posto dove prima esisteva un cimitero musulmano.
5 – Infine, consideriamo uno dei più bei passi profetici, la stupenda condanna dell'ipocrisia e dell'arido ritualismo fatta da Isaia e la sua esortazione ad essere umani.
Risulta evidente da questi esempi che gli ebrei ortodossi, leggono un libro molto diverso dalla Bibbia che è letta dai non-ebrei o dagli ebrei non ortodossi.
Tale distinzione si applica persino in Israele, anche se i seguaci dei due “orientamenti" leggono il testo ebraico.
L’esperienza, particolarmente dopo la guerra del 1967, ha ripetutamente confermato l'enorme divario che c'è nella ricezione e comprensione del testo biblico. In Israele e altrove, numerosi ebrei non ortodossi che non conoscono in dettaglio il rituale ebraico, hanno tentato, e tentano, citando i versetti biblici nel loro significato umano, di far ragionare gli ortodossi e la destra israeliana che a questi s’ispira, del loro atteggiamento troppo duro nei confronti dei palestinesi, non hanno nessun effetto su chi segue i principi dei giudaismo classico.Se un vuoto comunicativo di questo genere esiste in Israele ove la gente legge l'ebraico e può facilmente ottenere informazioni sulle questioni bibliche, figurarsi quanto sono più profonde le incomprensioni e gli equivoci che si hanno fuori, particolarmente tra chi è stato educato nella tradizione cristiana. Infatti, se i non ebrei leggono la Bibbia nella speranza di capire il giudaismo ortodosso si illudono, più leggono meno capiscono. Il giudaismo considera il Vecchio Testamento come un insieme di formule sacre immutabili, che, recitate, conferiscono grandi meriti ma il cui significato è deciso altrove. La religione degli ebrei ortodossi non ha il valore universale che ha il cristianesimo cioè per tutti ma è specifica per il popolo ebraico.

STRUTTURA DEL TALMÙD

Occorre ricordare nuovamente che la fonte prima dell'autorità per tutte le manifestazioni del giudaismo classico e dell'ortodossia contemporanea, è il Talmùd babilonese, mentre il resto della letteratura talmudica, compreso il Talmùd di Gerusalemme, o Talmùd palestinese, sono testi autorevoli ma supplementari.
Il Talmùd consiste di due parti: la Mishnah e la Gemara.
La Mishnah è un lucido codice di leggi e consiste in sessantatré trattati raccolti in sei volumi redatti in Palestina a partire dall'anno 200 dell'era volgare e derivati da un materiale legale molto più voluminoso, in gran parte orale, elaborato durante i due secoli precedenti.
La Mishnah è scritta in ebraico e comprende sezioni dedicate al servizio nel Tempio, purezza rituale, agricoltura, festività, donne, comportamenti degli ebrei tra loro, verso i non-ebrei e verso Dio.
La seconda parte, la Gemara, molto più lunga e predominante, in gran parte scritta in aramaico, fu completata alla fine del sesto secolo dell'era volgare: è un'esegesi della Mishnah e dei libri biblici con le discussioni di varie generazioni di rabbini a Babilonia, sotto l'impero persiano e nella "Terra d'Israele" durante la dominazione romana.
La Gemara consiste dunque in due parti parallele, una babilonese, databile tra l'anno 200 e il 500 e l'altra palestinese tra l'anno 200 e una data sconosciuta, assai prima dell'anno 500.
La Mishnah, è tutta in ebraico, le altre parti del Talmùd e della letteratura talmudica sono scritte in ebraico e in aramaico, lingua questa che predomina nel Talmùd babilonese. Questi testi non si limitano alle questioni legali: spesso le discussioni giuridiche, senza ordine né una ragione apparente, vengono interrotte da una "narrazione", aggadah, mescolanze di storie e aneddoti sui rabbini e la gente comune, personaggi biblici, angeli, demoni, stregonerie e miracoli.
Per il giudaismo classico sono le parti che riguardano questioni giuridiche e la discussione di casi problematici ad avere la massima importanza.
È lo stesso Talmùd a definire le varie categorie di ebrei, in ordine ascendente: nel gradino più basso ci sono gli ignoranti, seguono quelli che conoscono soltanto la Bibbia, poi quelli che hanno familiarità con la Mishnah o con l'aggadah e infine la classe superiore, quelli che hanno studiato la parte legale della Gemara e sono in grado di discuterla. Solo questi sono in grado di guidare in ogni cosa tutti gli altri ebrei.
Il sistema legale del Talmùd è globale e rigidamente autoritario ma, al tempo stesso, capace d'infiniti sviluppi senza possibilità di operare alcun cambiamento nei suoi fondamenti dogmatici. Copre qualsiasi aspetto della vita ebraica sia individuale che sociale, di solito nei più intimi dettagli, con sanzioni e punizioni per qualsiasi peccato concepibile o infrazione alle regole. Per ogni problema le regole sono formulate in forma assolutamente dogmatica e non possono esser messe in questione. L'unica cosa che può esser messa in discussione all'infinito è l'elaborazione e con essa la definizione pratica delle regole.
Prendiamo alcuni esempi. Nello Shabbat non è permesso "alcun genere di lavoro". Il concetto di lavoro è definito applicabile a 39 generi di lavoro, né uno più né uno meno. La scelta è dogmatica e non ha nulla a che fare con la maggiore o minore durezza del lavoro. Lo scrivere è uno dei lavori proibiti. Alla domanda: "Quanti caratteri si devono scrivere perché s'incorra nel peccato di scrivere durante lo Shabbat?" La risposta è: "Due".
Un altro dei lavori proibiti è la macinazione del grano. Dal divieto si deduce che per analogia, esso è esteso anche all'esercizio della medicina durante lo Shabbat. E questo per impedire che non si commetta peccato nel macinare gli ingredienti per le pozioni. Per quanto possa essere assurdo, quello che è stato stabilito rimane tale, una volta per sempre.
Una delle forme di lavoro proibite durante lo Shabbat è il raccolto. Questo divieto è esteso, per analogia, all'atto di spezzare il ramo di un albero e, di conseguenza, è proibito cavalcare qualsiasi animale; così è anche vietato andare in bicicletta per l'analogia con l'andare a cavallo.
Un ultimo esempio per illustrare come si segue lo stesso metodo anche in casi del tutto teorici. Quando c'era il Tempio, il sommo sacerdote poteva solo sposare una vergine, sebbene durante quasi tutto il periodo talmudico non ci fosse né il Tempio né il sommo sacerdote. Tutte le scuole del giudaismo classico si sono dovute misurare con centinaia di problemi di questo genere e il prestigio dei sapienti talmudici derivava dalla loro abilità di analisi, perché dentro questo formalismo dogmatico c'è sempre posto per continui sviluppi, anche se solo in una direzione, e infatti fu così fino all'ultima redazione del Talmùd.
Il periodo talmudico finisce intorno al 500 dell'era volgare e il periodo del giudaismo classico, comincia nell'anno 800. Pochissimo si sa di questo periodo. A partire dall'anno 800 in poi esistono precise informazioni storiche. Nel frattempo, la società ebraica era cambiata profondamente: in ogni caso, non ne facevano più parte i contadini.
LE DISPENSE
Come abbiamo visto il sistema talmudico è assolutamente dogmatico e non consente alcun rilassamento delle sue regole neppure quando le nuove condizioni storiche le riducono all’assurdìtà. Contrariamente ai testi biblici, nel Talmùd il significato letterale è fuori discussione e nessuno è autorizzato a interpretarlo in modo diverso dal canone.
Nel periodo del giudaismo classico divenne impossibile per le classi dominanti ebraiche i rabbini e i ricchi, continuare a servirsi di numerose leggi.
Proprio nell'interesse di queste classi di potere, venne introdotto il metodo delle dispense così da conservare la lettera della legge per poi distorcerne lo spirito e l'intenzione.
La causa prima della degradazione del giudaismo nella sua epoca classica fu proprio questo sistema delle dispense (heterim).
Alcuni esempi di come funziona il sistema.
1) PRESTITO AD INTERESSE
Prestito ad interesse. Nel Talmùd si proibisce severamente, pena gravi sanzioni, che un ebreo pretenda gli interessi se fa un prestito ad un altro ebreo. Mentre per le leggi talmudiche esigere il massimo profitto per un prestito fatto a un gentile è un dovere religioso, una serie di regole dettagliatissime proibisce tutte le forme di interesse derivante da un prestito fatto a un ebreo da un altro ebreo. Nel XVI secolo fu introdotto un marchingegno per giustificare i prestiti ad interesse tra ebrei: la heter’isqa, la “dispensa per i rapporti di affari".
L'idea era di presentarla non come un prestito ma come un “investimento" del creditore nell'attività commerciale del debitore, salvando così la lettera della legge. Nella stipula si fissavano le due somme quella dell’investimento e quella della restituzione comprensiva del compenso. In pratica, si tratta di prendere il testo della dispensa scritto in aramaico e del tutto incomprensibile alla maggioranza degli ebrei, affiggerlo nella stanza dove avviene la transazione e il prestito ad interesse tra ebrei diventa perfettamente legale e irreprensibile. Copie di questo testo sono in tutte le banche israeliane.
2) L’ANNO SABBATICO
L'anno sabbatico. Secondo la legge talmudica, che a suo fondamento Levitico, 25, la terra ebraica in Palestina dev'esser lasciata incolta ogni sette anni. Per il Talmud nell'anno sabbatico è vietato fare qualsiasi lavoro agricolo, compresa la raccolta delle messi.
È documentato che la legge fu rigorosamente rispettata per quasi un millennio, dal quinto secolo precedente l'era volgare fino alla scomparsa dell'agricoltura ebraica in Palestina. Comunque, verso il 1880, con le prime colonie ebraiche in Palestina quella legge divenne un problema.
Cosi i rabbini, inventano un’altra dispensa. Ecco come funziona. Poco prima dell'anno sabbatico il ministero degli interni israeliano consegna al rabbino capo un documento nel quale gli si trasferisce legalmente la proprietà di tutta la Terra d'Israele, sia privata che pubblica. Forte di questo diritto, il rabbino capo va da un non-ebreo e gli vende tutta la Terra d'Israele e in un atto separato, il “compratore” s’impegna a “rivendere" la terra subito dopo la fine dell'anno sabbatico. La transazione si ripete ogni sette anni, di solito con lo stesso "compratore”.
3) LA MUNGITURA DURANTE LO SHABBAT
Anche la mungitura è stata proibita in tempi post-talmudici. I rabbini avevano scoperto un vecchio precetto che permetteva di “vuotare” le mammelle gonfie delle vacche anche durante lo shabbat per alleviarne la sofferenza ma a condizione che il latte dovesse essere sparso al suolo. Il problema viene così risolto.
La mattina dello Sbabbat. Un pio allevatore va nella stalla e mette un secchio sotto le mammelle delle vacche senza con questo infrangere alcun divieto. Poi va in sinagoga a pregare. A questo punto, arriva un altro pio collega che, entrato nella stalla, scopre con sorpresa che i secchi sono tutti pieni di latte. Allora, li porta in un posto fresco e anche lui, come gli altri va alla sinagoga. Così tutto è a posto.
4) SEMINAGIONI MISTE
Dispense analoghe furono concesse dai rabbini sionisti riguardo al divieto, che ha a fondamento nel Levitico, 19: 19 di “Non seminare due specie diverse di piante nello stesso campo”.
L'agronomia moderna ha dimostrato che, per il foraggio, la seminagione mista dà rendimenti migliori. I rabbini inventarono subito il tipo adatto di dispensa: un coltivatore ebreo semina il campo per lungo con una sola specie di semente e, più tardi, un suo collega, “che non sa nulla" del precedente, semina il campo per largo, ovviamente con l'altra specie.
5) SOSTANZE LIEVITATE
Durante i sette giorni di Passover (Pesach), agli ebrei è vietato mangiare e tenere presso di sè sostanze lievitate. Come al solito, fu escogitata una dispensa per cui tutte queste sostanze sono fittiziamente vendute a un gentile prima della festività e ricomprate automaticamente subito dopo.
6) IL GOY DELLO SHABBAT
Le più elaborate dispense sono forse quelle che riguardano il Goy (gentile) dello Shabbat. Come si è visto prima l’arco delle attività vietate durante lo Shabbat è stato esteso continuamente.
Persino il banale problema umano di desiderare una tazza calda di thè nel pomeriggio dello Shabbat diventa un problema. Comunità composte esclusivamente di ebrei ortodossi sarebbero stati senza soluzione, almeno per otto o dieci secoli, se non fosse stato per l'aiuto dei non-ebrei.
Oggi, nello Stato d'Israele, tutto ciò è ancora più vero visto che molti dei servizi pubblici, come l’acqua, il gas e l'elettricità rientrano in questa categoria. Il giudaismo classico non sarebbe sopravvissuto neanche un settimana senza la possibilità di servirsi dei non ebrei.
Per esempio, il Talmùd vieta agli ebrei di godere della luce di una candela accesa da un gentile a meno che questi non abbia avuto bisogno della luce prima che l'ebreo entri nella stanza.
Anche qui la dispensa risolve il problema. Prima di tutto, c'è il metodo dell"'accenno", legato alla logica legale secondo cui una domanda peccaminosa perde tutto il biasimo se è posta con tatto. Come regola l'accenno dev'essere "oscuro", anche se, in casi di estrema necessità è permesso fare un accenno "chiaro". "Qui fa freddo" oppure “Qui è buio". Normalmente basta un accenno "oscuro” come per esempio: "Qui si starebbe meglio se fosse più caldo". Un servitore gentile, che non capisce questi “accenni oscuri" rischia di essere licenziato.
Il secondo metodo è seguito nei casi in cui non è un servizio occasionale ma un lavoro regolare, di routine, da effettuarsi senza la continua supervisione degli ebrei, il metodo si chiama "inclusione implicita" (hayla'ha). Il gentile è assunto "per l'intera settimana o per l'intero anno" senza che nel contratto si faccia menzione del sabato o dell'anno sabbatico. In realtà poi, il gentile lavorerà solo di sabato, come quando viene assunto per spegnere le candele nella sinagoga dopo la preghiera della vigilia dello Shabbat e, nella moderna Israele, per controllare il flusso degli acquedotti o il livello dei bacini idrici.

ASPETTI SOCIALI DELLE DISPENSE

Occorre ricordare gli aspetti sociali di questi ed altri casi simili. La caratteristica predominante delle dispense, e del giudaismo classico che si fonda su di esse, è l'inganno prima di tutto ai danni di Dio, se è lecito servirsi di questo termine per designare un essere che viene ingannato con tanta indifferenza dai rabbini che si considerano più astuti di lui. Non concepibile contrasto più profondo tra il Dio della Bibbia, particolarmente quella dei grandi profeti, e il Dio del giudaismo classico. Quest'ultimo è simile più al Giove dei romani spesso ingannato dai suoi fedeli. Parallelo all’inganno di Dio è l'inganno degli altri ebrei soprattutto nell’interesse della classe dominante ebraica. Come c'era da aspettarsi non sono mai state concesse dispense nell'interesse specifico degli ebrei poveri. Per esempio, agli ebrei che soffrivano la fame i loro rabbini non dettero mai la dispensa per mangiare i cibi proibiti sebbene quelli kosher fossero di solito molto più costosi.
Malgrado tutto, gli ebrei religiosi onesti, sono certamente la maggioranza.

mercoledì 4 gennaio 2012

Kiko Arguello e la kabala ebraica



Carissimi lettori. Ripropongo di seguito questo articolo perchè sollecitato più volte in tal senso da alcuni di voi. Purtroppo questo è solo una piccola parte di un lavoro imponente sui rapporti tra cnc ed ebraismo, in particolare, alla parte gnostico-kabalistica di esso. Il blog precedente a questo e' andato distrutto e con esso buona parte del materiale. A mo di completamento, ho riportato alcuni post fatti sull'Osservatorio nei commenti a questo thread. Possono servire spero come spunto di riflessione....




E’ nota la mania giudaizzante  dei riti ,delle suppellettili ,ecc ….  di Arguello el’ossessione per la  Merkavah.
La parola ebraica Merkavah, (dall'ebraico מרכבה, "carro, biga", derivante dalla radice consonantica r-k-b, con significato "cavalcare") è usata in Ezechiele (Ez1,4-26) in riferimento al carro-trono di Dio che conta dodici angeli detti Chayyot (dall'ebraico חַיּוֹת "esseri viventi"), ognuna delle quali ha quattro o sei ali, due verso i piedi, due all'altezza del torace e due che coprono il volto, e quattro facce secondo le loro figure (di un uomo, di un leone, di un'aquila e di un bue). Il profeta Ezechiele ne descrive la struttura parlando di ruote ed una lastra al di sotto; la descrizione del movimento di più ruote viene associata "all'andare ed il ritornare" degli angeli presenti nel Carro Celeste della Merkavah.Anche il profeta Isaia ed il profeta Zaccaria scrissero a proposito di questa visione. Nei testi di Qabbalah ebraica sono molti i cenni ad essa: le Chayyot vengono descritte assieme all'angelo Metatron ed all'angelo Sandalfon. Un altro ordine angelico della Merkavah è quello degli Ofanim a cui viene associato il principio del Chashmal in corrispondenza delle Chayyot; un elemento caratteristico della visione della Merkavah descritto dal profeta Ezechiele è il crisolito.Il trattato sull'Offerta Festiva del Talmud di Babilonia espone la regola secondo cui è permesso rivelare il segreto della Merkavah solo ad alcuni uomini particolarmente elevati spiritualmente, con rari talenti e doti precipue.
Gli studiosi distinguono due importanti argomenti che caratterizzano la Qabbalah: il primo, Ma'asse Bereshit, si occupa di indagare e conoscere l'Opera della Creazione mentre il secondo, Ma'asse Merkavah, riguarda la rivelazione del Carro Celeste.
Inquietanti scenari sulla figura di Arguello: Il suo giudaismo e il suo fantasioso sincretismo fanno allungare sul leader della setta
inquietanti ombre e sinistri presagi. Perchè tanto ricorso al giudaismo e riferimenti alla Qabbalah?
Perchè il leader del CN nella sua fantastica ricostruzione del suo percorso iniziatico giudaico-cristiano, fa riferimenti  al Mà ase' Merkavà  e al Sepher yetzirà? Che c’entra con Gesù e il cattolicesimo?
Secondo il Giudaismo spurio della Cabbala nelll'unione sessuale  fra uomo e donna,esiste un mistero iniziatico, questa unione fornisce la “forza di propulsione” per un percorso di autodivinizzazione che porta ad acquisire “potestades especiales. Potestà o poteri speciali. PortaAlla visione del carro di Ezechiele “la visión de Ezequiel.. Mediante una meditazione in 5 dimensioni la meditación en cinco dimensiones e la astrologia cabalistica la astrología cabalística nonché alla transizione di coscienza Binah- Chokmah, la transición de conciencia Binah-Chokmah,

Il Maase' Merkava', o l'opera del cocchio celeste, e' invece la parte piu' propriamente mistica. Tramite l'utilizzo di tecniche particolari, legate alla conoscenza dei vari nomi di D-o, o degli angeli preposti a fare la guardia ai diversi palazzi dei mondi superni, l'anima intraprende un viaggio, a ritroso, attraversando dal basso all'alto i vari livelli costituenti la creazione. E' cosi' in grado di arrivare alla contemplazione dei mondi superiori, nei quali la luce di Dio risplende priva dei veli che la ottenebrano qui in basso.Questa seconda parte e' considerata molto piu' segreta della prima. In effetti, tali ascese della consapevolezza comportano determinati rischi, come illustrato dalla storia dei Quattro che sono entrati nel Pardes, di cui soltanto uno non riportò danni.Cosi' riporta il Talmud (Chaghiga 14b): Cosi hanno insegnato i nostri saggi: quattro persone sono entrate nel Pardes ed erano: Ben Azai, Ben Zoma, Acher e Rabbi Akiva. Rabbi Akiva disse loro: quando arriverete alle pietre di marmo bianco non dite: acqua! Acqua!, dato che e' scritto: colui che dice menzogne non potra' stare davanti ai miei occhi. Ben Azai guardo' e mori', e di lui il verso dice: preziosa agli occhi di D-o e' la morte dei suoi pii. Ben Zoma guardo' e rimase ferito, e di lui dice il verso: ha trovato miele, basta di mangiarne, o altrimenti ti saziera' al punto di vomitarlo. Acher si mise a tagliare i virgulti. Rabbi Akiva usci' in pace.   Pur nella sua estrema concisione, questo brano ci narra le sorti molto diverse di quattro tra i piu' grandi maestri del Talmud, che si cimentarono in una specie di ascesa mistica, verso cio' che viene chiamato Pardes, il giardino dei segreti. Secondo il brano, la percentuale di successo che ebbero fu molto bassa, solo 25 %, uno su quattro. Il primo maestro, Ben Azai, mori', come risultato dell'intensita' di cio' che vide. Il secondo, Ben Zoma, ne riporto' un grave danno ai propri equilibri psichici, come illustrano brani successivi del Talmud, che non abbiamo tradotto. Il terzo, Acher, il cui vero nome era Elisha Ben Abuia, perse la fede e divenne un apostata, un pubblico peccatore ed un eretico. La frase si mise a tagliare i virgulti, e' un eufemismo, indicante che Elisha non si limito' ad abbandonare il mondo religioso, ma cerco' di convincere i giovani studenti a fare altrettanto. Solo Rabbi Akiva usci' in pace!, cioe' completo. Altre versioni del Talmud dicono:entro' in pace ed usci' in pace. Come e' facile intuire, si tratta di uno dei brani che vengono riportati con maggiore frequenza da coloro che si oppongono allo studio della Kabalah, con l'obiezione che la ricerca di esperienze mistiche o estatiche sia pericolosa In questo breve articolo ci proponiamo pero' di rovesciare tale interpretazione. L'assunto di base e' che il Pardes non e' soltanto uno certo stato mistico, raro e lontano, ma e' l'intera realta' nella quale viviamo. La parola Pardes e' composta da quattro lettere, che formano l'acrostico (vedi tecniche di interpretazione cabalistica) di Phsat, Remez, Drash, Sod: semplice, simbolico, omiletico, segreto. Sono i quattro livelli dei quali e' composta la Torah. Il primo, Pshat, e' quello letterale, storico, etico. Il secondo, Remez, utilizza varie immagini presenti qui e la' come simboli rappresentanti qualche altra cosa. Ad esempio, giuseppe in sogno vede (Genesi 37):… il sole e la luna e le undici stelle.... Il padre giacobbe interpreta cio' in modo simbolico dicendo:… io, tua madre e i tuoi fratelli….Il terzo livello, il Drash, e' forse quello piu' diffuso, e costituisce la vasta maggioranza di tutto l'ebraismo Rabbinico. Esso espande e commenta ogni verso della Bibbia, in ogni modo possibile, ma utilizzando soprattutto gli strumenti della ragione e della logica. Inoltre, lo scopo di tale ricerca, e' principalmente quello di chiarire gli aspetti etici e legali dei precetti che la Torah prescrive agli ebrei. Il quarto e ultimo livello, Sod, e' quello della Kabalah, il segreto, la parte mistica, il cui scopo non e' necessariamente legato ad ottenere dei risultati pratici, e i cui strumenti vanno oltre il razionale. Si osservi come il primo e il terzo di questi gradini, il letterale e l'omiletico, possiedano una notevole affinita' tra loro due. Lo stesso si puo' vedere tra il secondo (simbolico) e l'ultimo (segreto).Sia chiaro ed inequivocabile: questi quattro gradini sono presenti in ogni brano della Torah, e sono tutti egualmente importanti. Secondo il pensiero ebraico, per creare il mondo, D-o ha prima guardato nella Torah, che e' quindi la mappa e il piano dell'intera creazione. La Torah e' dunque presente in tutto l'universo. Fin dal momento della nostra nascita, o, se si preferisce, fin dalla prima volta che apriamo un libro di Torah, entriamo nel Pardes, diventiamo parte del Pardes, che ci piaccia o meno, che lo vogliamo o no. Cio' che cambia, da persona a persona, sara' il gradino del Pardes al quale ognuno di noi dedichera' la maggiore attenzione e consapevolezza. Il racconto talmudico ci descrive, in pratica, quali sono gli errori e i rischi per coloro che preferiscono, o scelgono, soltanto uno o l'altro di questi gradini, piuttosto che il loro insieme totale.Ben Azai guarda e muore. Questo e' il livello dello Pshat, del senso letterale. La lettera e' il corpo della Torah, e il corpo, senza anima, e' morto. Rimanendo bloccati qui, il rischio e' quello di non sopravvivere. Questa e' la vera causa del fatto che cosi' tanti ebrei si sono assimilati, morendo, per cosi' dire, alle loro vere radici. L'avere studiato ed insegnato Torah per cosi' tanti secoli senza nessun riferimento alle sue parti mistiche, e' stata la causa indiretta dell'aver perso cosi' tanti ebrei per strada. Per rafforzare questa ipotesi: in un misterioso bramo (Yoma 72 b), il Talmud afferma: se la persona e' meritevole, essa (la Torah) diventa per lui una medicina vitale (Sam Chaim); se non merita essa (la Torah) diventa per lui un veleno mortale (Sam Mavet).Alcuni tra i piu' grandi cabalisti (vedi Rav Chaim Vital nella sua introduzione all'Etz Chaim, e Rabbi Ashlag), basandosi sullo Zohar, affermano che, permeritare, e' indispensabile accedere anche alla parte mistica della Torah, la sua anima, e non fermarsi al resto. Non si pensi tuttavia che D-o disprezzi o condanni Ben Azai, e gli ebrei che appartengono al suo livello. Infatti il Talmud aggiunge: di lui si dice: preziosa agli occhi di D-o e' la morte dei suoi pii. Egli e' dunque un pio, un giusto, a tutti gli effetti, anche se non ha avuto il merito di accedere ai gradini piu' elevati della Torah. Ben Zoma e' la categoria del Remez, di tutti coloro che si fanno prendere dalle risonanze simboliche della scrittura. La Bibbia contiene un numero enorme di simboli, di aspetti misteriosi. Un approccio leggero e superficiale a tutto cio' porta la persona a credere di avere delle esperienze mistiche, mentre in realta' si tratta di soli giochi della sua mente, o di fantasie. Ci si fa catturare dalla dolcezza ti tali percezioni. Inoltre, la parte realistica e concreta della mente ne rimane menomata, come si vede nei successivi episodi Talmudici in cui compare Ben Zoma. Elisha Ben Abuia e' il livello del Drash, dell'attivita' omiletica della mente. Se la mente da' troppa importanza alle proprie facolta' logiche e razionali, le stesse argomentazioni che portano ad affermare l'esistenza di D-o, possono capovolgersi, e portare a negarne l'esistenza. Cio' e' avvenuto fin troppo volte nella storia della filosofia. Pur se lo studio della Torah, anche al livello del Drash, e' Ben diverso dalla filosofia, e' inevitabile che esso risenta dell'atteggiamento generale della societa' in cui si vive. E noi viviamo in un mondo che considera i poteri della mente umana al di sopra di ogni cosa. Come osservato a proposito dei sistemi interpretativi cabalistici, in ebraico testa (Rosh) significa anchepianta velenosa. La troppa razionalita' ha i suoi ineluttabili pericoli. Come risultato di cio', Elisha Ben Abuia abbandona la fede. Cio' non significa che, Chas Ve-Shalom, i rabbini che si occupano di Drash, siano in rischio di apostasia, ma che essi sono responsabili, direttamente o meno, di uno dei piu' dolorosi fenomeni del mondo ebraico d'oggi: la grande maggioranza degli ebrei non sono piu' religiosi. Una notevole parte di costoro ha addirittura sviluppato una profonda avversione nei confronti della religione. E tutto questo viene fatto attraverso la potenza della logica. Se le affermazioni precedenti sembrassero troppo pesanti, si potrebbe addolcirle dicendo che, anche se il rimanere nel Drash non e' la causa di tale fenomeno, non e' nemmeno in grado di contrastarlo. Troppi ebrei hanno lasciato la religione dei padri perche' era stata insegnata a loro in un modo insufficiente, troppo freddo, razionale, quasi fosse una sola etica, una sola filosofia. Soltanto Rabbi Akiva riesce ad integrare i quattro livelli, compreso quello del segreto, che era rimasto escluso agli altri tre. Sappiamo da altri brani del Talmud che Rabbi Akiva era un grande maestro anche di Halacha', e di vita. Quindi egli e' la prova di come sia possibile e doveroso integrare tutti quei gradini. Si noti come la parola Pardes, se le si toglie la Samekh, che e' l'iniziale di Sod, segreto, diventi parad, separare, o Pered, mulo. Dice il verso: non siate come il cavallo o come il mulo, che non capisce…(Salmo 32,9).Cavallo e' Sus, con due Samekh, indicanti la presenza di un eccesso di Sod, troppo segreto, operante da solo. Pered e' soltanto i primi tre livelli. Sia l'uno che l'altro, da soli, sono degli errori.
Auguriamoci, dunque, di fare piu' esperienza di tutti i vari gradini descritti, compreso quello del segreto, se vogliamo che si realizzi il verso:
Torat hashem temima', meshivat nafesh = La Torah di Dio e' completa, fa ritornare l'anima (cioe' fa rivivere). Soltanto quando la Torah e' completa, cioe' viene compresa ed interpretata secondo tutti i suoi quattro livelli, essa fa rivivere.
Il Sepher Yetzirà è un testo oggetto di varie interpretazioni soprattutto a causa della sua “oscurità”, per alcuni testo di meditazione,di saggezza, ma di natura molto mistica,quando però si dice che il risultato di tale meditazione in cinque dimensioni, è l’acquisizione di potestà o poteri speciali, e quando si parla di Astrologia cabalistica, beh ….si parla di Magia.
Infatti ,il  Sepher yetzirà  e altri testi cabalistici sono stati utilizzati da una setta massonica-magica : La Golden Dawn.
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martedì 3 gennaio 2012

FILIPPINE: NO AL CAMMINO NEL 2012

Sopra: l'arcivescovo Socrates Villegas

Circolare 2011-38 del 16 dicembre 2011

Miei cari fratelli nel sacerdozio:

nella mia lettera della Pentecoste di quest'anno intitolata "Cercando la comunione nella carità - istruzioni pastorali sul Cammino Neocatecumenale", avevo dato alcune linee guida pastorali per assicurare che i fedeli cattolici che hanno iniziato il Cammino potessero essere integrati nella vita comunitaria parrocchiale.

Quanto all'apertura di nuove comunità e all'inizio di nuove catechesi, avevo indicato che ciò era a discrezione dei parroci di parrocchie dove esistessero già delle comunità. Dopo aver consultato diversi membri del clero per un discernimento, abbiamo deciso che nel 2012 non devono essere create nuove comunità neocatecumenali, né devono essere avviate catechesi. I fedeli cattolici che hanno cominciato a percorrere il Cammino devono essere sostenuti e guidati nei successivi passi.
Dobbiamo concentrare i nostri sforzi su quelli che hanno già iniziato il Cammino ed evitare di avviare nuove comunità finché tutte le questioni sul Cammino non vengano chiaramente risolte.

Aggiungo che le linee guida dell'arcidiocesi relative ai Ministri Straordinari per la distribuzione della Santa Comunione devono essere diligentemente osservate anche nelle Messe con le comunità neocatecumenali. Solo chi è stato esplicitamente incaricato del servizio di Ministro Straordinario può aiutare alla distribuzione della Santa Comunione.

Vi prego di seguire queste direttive e di farle osservare anche ai parrocchiani che stanno seguendo il Cammino.

Vi ringrazio.

+Socrates B. Villegas
Arcivescovo di Lingayen-Dagupan