AMORE

L'AMORE PIU' GRANDE....

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Canto gregoriano

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LA BEATA VERGINE MARIA

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RECITA IL SANTO ROSARIO ON-LINE

SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE

SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE
PROTETTORE DEL SITO Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

Antica Bibbia

Antica Bibbia

LA BIBBIA: IL LIBRO DI DIO


"Una lampada  su un sentiero buio, la pioggia che scende dal cielo su un terrreno arido e stepposo, una spada che penetra nella carne." 

"Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino".

"Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra , senza averla fecondata e fatta germogliare, perchè dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me - dice il Signore- senza avere operato ciò che desidero, senza avere compiuto ciò per cui l'avevo inviata".  "La Parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore". "La Bibbia è l'intreccio fra Dio e la nostra storia; la Pasqua del Cristo nasce dalla crocefissione, la vita sboccia dalla morte. La Bibbia non celebra un Dio lontano ma un Dio incarnato che salva la nostra storia. Cercherò di meditare ogni giorno le parole del mio creatore, cercherò di conoscere il cuore di Dio dalle parole di Dio affinchè io possa ardentemente desiderare i beni eterni  e con maggior desiderio la mia anima si accenda di Amore per Dio e per il fratello".

I TESORI DELLA BIBBIA da meditare...... per es . cercate : AMORE.....

TESTI SEGRETI LIBRI

venerdì 25 febbraio 2011

WIKILEAKS : GHEDDAFI &FIGLI




“Una soap opera libica”. Non usa mezzi termini Wikileaks per descrivere i retroscena della famiglia Gheddafi che negli ultimi anni, secondo il sito di Assange, è stata più impegnata a coprire gli scandali e a combattere una sorta di guerra fratricida che a governare il Paese.

Nei cable c’è veramente di tutto. Dai malcelati tentativi per coprire l’ostentata ricchezza del clan del colonnello, alle lotte intestine fra i vari rampolli, fino al reale patrimonio detenuto dal rais che ammonterebbe a 32 miliardi di dollari.

Un’opulenza che unita alla sensazione di totale impunità davanti all’opinione pubblica libica può dare alla testa. Gli esempi non mancano. Da ferventi antiamericani, i figli di Gheddafi ad esempio hanno pagato un milione di dollari la cantante americana Mariah Carey per interpretare quattro canzoni durante la festa di Capodanno del 2009 sull’isola caraibica di St. Bart. Ai tempi la notizia viene riportata da alcuni giornali occidentali ma viene subito smentita dai figli di Gheddafi. Il secondogenito Seif al Islam nega in maniera sdegnata l’indiscrezione sostenendo che in famiglia quello che spende somme da capogiro è il fratello Muatassim, consigliere per la sicurezza nazionale. Dal canto suo il fratello risponde “all’affronto” organizzando un altro party ai Caraibi ingaggiando le star Beyonce e Usher.

La diplomazia americana riporta chiaramente come l’eccessiva stravaganza dei fratelli Gheddafi stia irritando molti cittadini libici che non sono più disposti a tollerare queste azioni “immorali e imbarazzanti per il paese”. Ed effettivamente il ritratto dei figli del dittatore che emerge dai cablogrammi a stelle e strisce è impietoso. “E’ come se trattassero la Libia come un loro feudo personale, con lotte intestine per conquistarsi un posto al fianco dell’anziano padre”.

Ed è proprio nella loro faziosità che gli Stati Uniti intravedono, per la prima volta, le crepe nella monolitica dittatura nordafricana. “L’acuta rivalità tra i figli del rais potrebbe giocare un ruolo importante, se non cruciale, sulla capacità della famiglia di mantenere il potere una volta che il Colonnello sia uscito si scena”, dice una fonte americana in un dispaccio riservato al dipartimento di Stato.

Secondo gli osservatori, uno dei motivi principali di tensione è il ruolo di delfino assunto da Saif al Islam e la conseguente gelosia dei fratelli. In particolare di Muatassim che vede in malo modo le aspirazioni liberali del fratello. “L’arresto e l’intimidazione di un certo numero di alleati di Saif, da un lato, e le mosse tese a circoscrivere il ruolo di Muatassim dell’approvvigionamento di armamenti, dall’altro, mostra come il livello di discordia tra i fratelli sia alto”, nota un diplomatico Usa.

I figli del Colonnello arrivano anche ai ferri corti. Nel 2008, Muatassim chiede al presidente della società petrolifera statale 1,2 miliardi di dollari per costituire un corpo di milizie personali. Il tutto solo per sostenere la sua sfida personale col fratello Khamis, comandante delle forze speciali libiche, la guardia presidenziale di Gheddafi.

Ai figli del rais i denari d’altra parte non mancano, visto che ognuno di loro può contare su stabili “flussi di denaro provenienti dalle società petrolifere statali”. Ma è anche il controllo dell’immenso patrimonio del padre a costituire nuove cause di tensione fra i vari fratelli.

D’altro canto, il colonnello e la sua famiglia controllano una parte considerevole dell’economia nazionale e posseggono importanti partecipazioni nei settori del petrolio e del gas, nelle telecomunicazioni, nelle infrastrutture, negli alberghi, nei media e nella grande distribuzione. In un dispaccio del 2006, i diplomatici americani in Libia spiegano che i figli di Gheddafi ricevono regolarmente redditi dalla società petrolifera nazionale, le cui esportazioni annuali ammontano a decine di miliardi di dollari.

E gli affari per loro non mancano: Saif ha accesso ai proventi del petrolio attraverso la società per l’energia del suo gruppo “One-Nine”. La sorella Aisha ha interessi nei settori dell’energia e delle costruzioni e in una clinica privata a Tripoli, la St James. Mohammad, il figlio maggiore, controlla la Commissione generale per le Poste e Telecomunicazioni. Il terzo figlio Saadi (già calciatore del Perugia) progetta una nuova città nell’ovest del Paese come meta turistica. I dispacci descrivono poi una battaglia a tre fra Mohammed, Mutassim e Saadi per il controllo della produzione locale della Coca Cola, una vicenda oscura e complicatissima che neppure diplomatici e uomini d’affari locali riescono a comprendere bene.

Tutte tensioni che non solo hanno fornito “agli osservatori locali materia sufficiente per un feuilleton melodrammatico libico”, ma che condannano il regime alla caduta ben prima dell’inizio della rivoluzione.

giovedì 24 febbraio 2011

J. ASSANGE: QUALE STUPRO?




Il ministro degli esteri italiano Frattini, accogliendo con giubilo la notizia dell'arresto di Julian Assange, si è lasciato andare a una frase di troppo: "Era ora, per fortuna l'accerchiamento internazionale ha avuto successo".

Un'ammissione, nemmeno troppo implicita, che le questioni sessuali per cui il fondatore di Wikileaks è finito in un carcere di Londra sono solo una scusa, e che è dentro per quello che il suo sito ha rivelato nei giorni scorsi.

Vale dunque la pena di vedere in che cosa consiste la vicenda del fantomatico 'stupro' per cui, formalmente, Assange è finito in manette a Londra, dopo che nei giorni scorsi l'Interpol aveva emesso un mandato contro Julian Assange per 'crimini sessuali'.

In realtà, tecnicamente, ciò che sta emergendo è che il fondatore di Wikileaks è stato arrestato per aver violato una legge svedese che, in un'interpretazione estesa, arriva a punire chiunque commetta qualsiasi forma di scorretteza relativa ad atti sessuali anche consensuali.

Ma andiamo con ordine.

Come riportato dal settimanale americano Newsweek ad agosto 2010, a far nascere il 'caso' della giustizia svedese contro Assange è stato un avvocato sed esponente socialdemocratico svedese, di nome Claes Borgstrom (studio Borgstrom and Bostrom, Stoccolma) che rappresenta due donne le cui dichiarazioni hanno portato all'inchiesta contro mr. Wikileaks per 'condotta sessuale scorretta'.

Le clienti di Borgstrom (che chiameremo, come hanno fatto i media internazionali, A e B) hanno entrambe dichiarato di aver avuto relazioni sessuali con Assange lo scorso agosto, durante un suo soggiorno nella capitale svedese intitolato "Guerra e ruolo dei media", organizzato dal Brotherhood Movement, un gruppo cristiano legato al partito socialdemocratico. Entrambe avrebbero riferito alla polizia della riluttanza di Assange nell'utilizzare il preservativo e lo accusano di non aver voluto sottoporsi dopo i rapporti, come da loro richiesta, a un test che escludesse malattie sessualmente trasmissibili.

Le dichiarazioni delle due donne hanno portato all'emissione - e poi alla rapida cancellazione - dell'accusa di stupro, e alla conseguente indagine parallela per presunte 'molestie'. Anche il Guardian ha pubblicato un resoconto cronologico dettagliato dei presunti incontri sessuali con le donne A e B, che in entrambi i casi sarebbero iniziati consensualmente ma avrebbero poi incluso quello che secondo entrambe sarebbe stato "sesso non consensuale" per il rifiuto di Assange di usare il preservativo.

Ecco come il britannico Daily Mail racconta la storia: "Quando (Assange e la donna A) sono rientrati dalla cena, hanno avuto una relazione sessuale, ma c'era un problema con il preservativo. Si era rotto. La donna ha creduto che Assange avesse fatto apposta, ma lui ha sostenuto che si trattava di un incidente. In ogni caso, il giorno dopo, durante il convegno, A. è apparsa rilassata e tranquilla. Durante lo stesso convegno Assange ha incontrato la donna B, un'altra bionda molto carina, più giovane della donna A. La donna B ammette di aver cercato di coinvolgere il suo eroe in una conversazione. Assange sembrava compiaciuto di avere un'ammiratrice così ardente e, sostiene B, la guardava 'ogni tanto' .

Il Daily Mail riferisce poi che, secondo una fonte vicina alla polizia svedese, durante il rapporto sessuale seguito alla loro conoscenza donna B. avrebbe insistito con Assange per usare il preservativo, ma la mattina i due avrebbero avuto un rapporto non protetto. Questo, sempre secondo il Daily Mail "ha costituito la base per l'accusa di stupro. Tuttavia, la mattina dopo l'evento la donna B. era abbastanza serena da scendere a comprare la colazione per Assange".

In sostanza, le accuse delle due donne nei confronti di Assange di essere stato sessualmente scorretto per non aver usato il profilattico non sono state immediate: soltanto diversi giorni dopo i rapporti, le due donne hanno ritenuto che il comportamento di Assange poteva essere penalmente perseguibile. In questo senso, per le due donne sarebbe stato decisivo il rifiuto di Assange a farsi fare l'esame dell'Aids, da loro richiesto.

LIBIA: LA SITUAZIONE.



 «La rivolta è una farsa cui porre fine, le richieste dei ribelli sono dettate da Bin Laden». Muammar Gheddafi torna a farsi sentire in collegamento telefonico con
la tv di Stato libica, mentre secondo notizie provenienti da Tripoli raccolte dal presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia Foad Aodi, il rais starebbe facendo preparare un aereo per la fuga. Poco prima al Arabyia aveva diffuso la notizia che il leader libico si era asserragliato in un bunker nella capitale.

Intanto, la rivolta si estende verso ovest, con alcune città come Zuara controllate dai comitati
popolari anti-governo, mentre si preparerebbe un attacco in forze contro Tripoli, ultimo vero bastione del regime dove si stanno concentrando le truppe dei fedelissimi di Gheddafi e dove il tam tam annuncia per domani una nuova imponente dimostrazione.

La Ue annuncia di tenersi pronta per un intervento militare umanitario nel Paese. Stamani, forse proprio per tagliare le linee dei rivoltosi, l'esercito ha lanciato una offensiva a Zawia, a ovest di Tripoli: «Un massacro», ha detto un ex militare. Violenti combattimenti anche a Misurata.

«Dovreste ascoltare Dio, non Bin Laden», quello sta facendo nel Paese è «terrorismo internazionale», ha detto il leader libico Gheddafi, aggiungendo che «non ci deve essere misericordia». «Questa gente non ha richieste. Le loro richieste vengono dettate da Bin Laden. I vostri figli sono manipolati da Bin Laden», ha aggiunto. La rivolta in Libia «è una farsa portata a cui dovremmo porre fine, una farsa portata avanti dai giovani» che «vengono manipolati anche attraverso l'uso di droghe», ha continuato il leader libico.

Al Qaida «vuole creare un emirato islamico in Libia»: sono state ancora parole di Gheddafi, che nel suo discorso in diretta tv, via telefono, ha invitato «il popolo libico a non unirsi agli uomini di Bin Laden», che ha sostenuto, «ha distribuito delle pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawya per combattere contro il nostro caro Paese». Questa non è stata l'unica dichiarazione stravagante di Gheddafi: la Libia «è vittima di un malocchio», ha detto ancora il colonnello, riferendosi alla proteste in corso nel paese. Gheddafi ha affermato che sono stati «gli invidiosi» a lanciare un malocchio contro il paese. Poi un bizzarro paragone: la Regina Elisabetta è al potere da più tempo di me, ma a lei non accade nulla, ha detto ancora Gheddafi.

«Se la situazione peggiorerà si interromperanno i flussi di petrolio», ha poi detto il leader libico.

Le milizie di Gheddafi hanno bombardato in mattinata la città di Zawia, nell'ovest della Libia, dove le forze fedeli a Muammar Gheddafi avevano lanciato stamani una offensiva militare. «E' un massacro, ed è difficile stimare il numero di morti» ha detto un ex ufficiale all'emittente tv panaraba Al Arabiya descrivendo la situazione nella città. Secondo altri testimoni oculari citati da Al Arabiya i morti sarebbero già centinaia.

«Gheddafi asserragliato in un bunker». Intanto, secondo al Arabiya, che parla di una Tripoli «sigillata», il leader libico sarebbe asserragliato con una decina di uomini della sicurezza a lui fedeli in un bunker sotterraneo della caserma di Bab al Aziziya (sobborgo meridionale di Tripoli) che, estesa per circa sei km quadrati, è tradizionalmente il luogo dove Gheddafi risiede. La struttura militare è dotata di una ampia rete di cunicoli e bunker sotterranei e di strutture per ospitare le cerimonie di Gheddafi e della sua famiglia.

«Stanno bombardando Zawia - racconta una testimone - con tutti i mezzi, con l'artiglieria pesante. Stanno ammazzando le persone che erano in piazza da giorni, armate con solo qualche fucile, stanno ammazzando anche i medici venuti in soccorso C'erano poche persone in piazza, che sono state colte di sorpresa. Gli altri sono usciti quando hanno sentito i bombardamenti e si stanno facendo uccidere come topi in trappola. Il mondo deve fermare Gheddafi, sta facendo una strage prima di andarsene via».

Migliaia di mercenari e fedelissimi armati hanno raggiunto Tripoli
nell'apparente tentativo del leader Gheddafi di assicurare la difesa della capitale libica. Il rais ha richiamato le forze speciali guidate dai figli, segmenti dell'esercito fedeli alla sua tribù e i loro alleati, mercenari africani addestrati in questi anni e che hanno probabilmente già combattuto in Sudan. La presenza di queste forze è visibile nella capitale, dicono testimoni citati dal New York Times: «Dozzine di posti di blocco sono stati istituiti sulle strade principali da mercenari e uomini in borghese. Chiedono non solo i documenti, ma anche di dimostrare il proprio sostegno a Gheddafi, altrimenti sono problemi».

Zuara in mano ai manifestanti. La città libica di Zuara, in Tripolitania, a 100 chilometri a ovest di Tripoli, sulla costa, è da questa mattina nelle mani dei manifestanti che chiedono da giorni la caduta del regime di Muammar Gheddafi: lo ha annunciato la tv araba "al-Jazeera".

Esponenti dei «comitati rivoluzionari» al soldo di Muammar Gheddafi fanno irruzione negli ospedali di Tripoli e uccidono i feriti che hanno manifestato contro il regime. A riferirlo una fonte medica, citata da Sliman Bouchuiguir, segretario generale della Lega libica per i diritti umani.

Al Qaeda: Gheddafi assassino, sosteniamo la rivolta. Il ramo nordafricano di al Qaeda (Aqmi) si schiera a fianco dei dimostranti anti-regime in Libia, e accusa Muammar Gheddafi di essere un «assassino di innocenti»: lo riferisce il Site, il gruppo di monitoraggio dei siti estremisti islamici, citando un comunicato dell'Aqmi pubblicato online. «Siamo addolorati dalla carneficina e dai vili massacri perpetrati dall'assassino di innocenti Gheddafi - si legge nel testo - contro la nostra gente e i musulmani disarmati che si sono levati contro la sua oppressione e la sua tirannia. Facciamo appello ai musulmani libici perché abbiano fermezza e pazienza, e li incitiamo a continuare la propria battaglia e rivoluzione per cacciare il tiranno criminale». Al-Qaeda condanna anche «l'uso di mercenari nel Paese» e per questo annuncia: «sosteniamo la rivolta». Il comunicato si conclude con le parole pronunciate da Omar al-Mukhtar ai tempi del colonialismo italiano: «Noi non ci arrendiamo, vittoria o morte».

Il figlio di Gheddafi: false le notizie sui raid aerei. «Sono false le notizie sui raid aerei contro i manifestanti in Libia» ha affermato Seifulislam Gheddafi, figlio del leader libico durante una visita effettuata stamattina alla sede della tv di Stato libica. Secondo Seifulislam Gheddafi «è assurdo quanto annunciato da alcuni media circa gli attacchi aerei sui civili. Sono notizie ridicole, noi non potremmo permettere delle stragi nel Paese».

Il secondogenito di Gheddafi: controlliamo l'85% della Libia. «Controlliamo l'85% della Libia - ha detto oggi Saad Gheddafi, secondogenito del colonnello Muammar Gheddafi - Nella maggior parte delle città del Paese la situazione è tranquilla, sono in mano ai manifestanti solo le città sulla costa della Cirenaica».

Maroni: preoccupato per al Qaeda, l'Europa passi dalle parole ai fatti. «Sono molto preoccupato per quanto accade in Libia - ha detto stamattina il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - Stamattina al Qaeda ha detto che supporta i ribelli ed è contro Gheddafi. Noi cosa facciamo? Serve un differente approccio da parte dell'Europa. Tutti dicono di essere pronti, ma bisogna passare dalle dichiarazioni alle azioni: si deve costituire il Fondo di solidarietà per attuare le iniziative che noi dei sei Paesi del Mediterraneo abbiamo proposto per affrontare l'emergenza Nord Africa. L'Italia può fronteggiare l'emergenza immigrati causata dalle rivolte in Nordafrica, ma non per tanto tempo».

mercoledì 23 febbraio 2011

INTERNET E LE RIVOLTE




ROMA - Coprifuoco anche su internet: impossibile navigare sul web dalle 22 alle 5.30. Anche la Libia cade nell'oblio della Rete. Censure, filtri ai social network, ma soprattutto “spine” al web staccate la notte. Per superare il blocco c'è chi torna al vecchio modem, chi suggerisce di usare le onde radio e chi fa un colletta online per creare un sistema di navigazione satellitare. Mappe online che descrivono gli scontri in tempo reale, metodi old economy per aggirare la censura, e piattaforme che trasformano testimonianze fatte al telefonate in file audio da mettere online.

Traffico azzerato. Lo strumento Trasparency Report di Google mostra il grafico delle connessioni al web con la curva che si azzera la notte a partire dal 18 febbraio per quanto riguarda i contatti al motore di ricerca e l'attività dei blogger. Scende del 90% il traffico sulla piattaforma di condivisione video Youtube. Craig Labovitz, tecnico di Arbor Network (azienda esperta nel controllo della sicurezza delle reti), analizza il traffico internet nei Paesi sconvolti dalle rivolte. Traffico completamente bloccato dal 27 gennaio al 2 febbraio in Egitto, in picchiata nello Yemen dal 7 al 14 febbraio. Problemi in Libia dal 16 febbraio, fino al calo totale del 18 che testimonia il black-out della rete dalle 22 alle 5.30 del mattino).

"A prova di censura". Avaaz, un'organizzazione civica internazionale che promuove l'attivismo sul web, sta lavorando al progetto "blackout-proof" (a prova di blackout). L'obiettivo è la creazione di modem sicuri e sistemi di ricezione satellitare per cellulari e trasmettitori radio consentendo così agli attivisti sul campo di trasmettere video dal vivo anche durante il black out del web e dei telefonini. A tale scopo l'organizzazione ha organizzato una colletta online. Mancano 4mila euro per raggiungere l'obiettivo.

Piattaforme audio e video. Molti libici usano l'account Feb17voices, Libya o Tripoli della piattaforma audio per internet e cellullari Audioboo, che raccoglie file audio. Voci concitate, spari in
sottofondo e la testimonianza più agghiacciante: "Stanno uccidendo le persone che sono scese in strada". Le voci della disperazione vengono raccolte anche dal blog Libyafeb17.com con l'ultimo file audio del 23 febbraio, ore 6,52. Tra i canali video più popolari che raccolgono le testimonianze Freedom writer e SaveLibya.

La mappa in tempo reale degli scontri. Il gruppo di attivisti Arasmus raccoglie da Twitter le segnalazioni sugli scontri e le traduce in una mappa interattiva. Le diverse icone indicano l'avvistamento di aerei, navi e scontri con le forze dell'ordine. L'ultima segnalazione relativa al 23 febbraio racconta di un aereo che vola in moda circolare sulle coste libiche, una sparatoria a Tripoli alle 16.45, spostamenti di truppe a Sabratha, nella Libia nord occidentale e l'apertura del valico con l'Egitto a Sallum per il passaggio di forniture mediche. Proteste, scontri e uccisioni che si visualizzano in tempo reale anche su Mibazaar che traduce i messaggi della piattaforma Twitter in icone sulla mappa interattiva.

Metodi old economy per superare la censura. C'è chi consiglia di tornare al vecchio modem per superare il blocco degli Internet Service Provider viaggiando (anche se molto lentamente) con la tradizionale rete telefonica o chi resuscita i packet radio (trasmissione dei dati via radio). Secondo il sito Lybia Al Youm Google avrebbe messo a disposizione dei numeri con i quali arrivare a Twitter attraverso il telefono. Come era successo per la rivolta in Egitto, si chiama un numero e la testimonianza viene tradotta in un file audio poi messo online sul sistema di microblogging Twitter.

Messaggi virali. Nel tragico destino della Libia visto sul web, non manca l'ironia. "Ho visto Gheddafi, alla Coop sotto casa mia". Con questo messaggio David ha dato il via a decine di messaggi su Twitter su "falsi" avvistamenti del leader libico. E' stata creata una lista apposita con l'hashtag "hovistogheddafi" che sta spopolando sul web.

martedì 22 febbraio 2011

CEI CONDANNA GHEDDAFI, POPOLI CONTRO DITTATURE




(AGI) - Genova, 22 feb. - "Oltre la Libia c'e' tutta l'area del Nord Africa e questo a me pare che corrisponda ad un fatto generale che e' successo anche nell'Est, vale a dire ad un certo momento, oltre che ai problemi economici e politici, le popolazioni prima o dopo reagiscono necessariamente ad una antropologia quindi ad una visione dell'uomo che e' contro i suoi diritti fondamentali, contro la sua dignita'".
Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, ha commentato quanto sta accadendo in Libia e in tutto il Nord Africa. A margine di un convegno sul disarmo nucleare, il porporato ha ribadito: "Oltre agli elementi di tipo economico, certamente c'e' questo dato di fondo che non puo' essere compresso da nessun regime, da nessuna dittatura. Prima o poi esplode".

ULTIM'ORA : DISTRUTTO L'AEROPORTO DI BENGASI.
Roma, 22 feb. (TMNews) - La pista dell'aeroporto di Bengasi è stata distrutta e gli aerei non possono atterrare. Lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano, citato dalla tv araba al Jazeera.
Oggi a Bengasi è atteso un C-130 dell'aeronautica militare italiana rimpatriare i primi 100 italiani dalla città libica". L'annuncio è stato dato in mattinata dal il ministro della difesa, Ignazio La Russa, cha aveva precisato che "l'aereo dovrebbe partire in mattinata e rientrare in giornata".

domenica 20 febbraio 2011

INFERNO IN LIBIA


Protesta in Libia, l’esercito spara sulla folla. Le vittime salgono a trecento
Centro della rivolta è Bengasi. Qui gli uomini del Colonnello hanno aperto il fuoco su una cerimonia funebre. Manifestanti anche a Tripoli. Berlusconi non sente Gheddafi: "Sarà occupato"
Il leader libico Muammar Gheddafi
La rivolta del popolo libico finisce nel sangue. In serata la conta dei morti viene aggiornata a 120 vittime, oggi il bilancio è salito a 258. Ma la conta è destinata a proseguire. Di queste la maggior parte sono state uccise nella sola Bengasi, il cuore della contestazione anti Gheddafi e in Cirenaica, quando alcuni uomini delle forze di sicurezza hanno aperto il fuoco su un corteo funebre. La brigata responsabile della sicurezza in città, al-Fadil Abu Omar, ha usato contro i manifestanti anche razzi Rpg e armi anti-carro. ”La maggior parte delle persone uccise in questi giorni a Bengasi sono state ferite da colpi d’arma da fuoco al cuore o allo stomaco”, ha riferito il medico dell’ospedale al-Jala di Bengasi, Mohammed Mahmoud, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba al-Jazeera.

Gli scontri sono proseguiti per tutta la serata di ieri nel centro della città proprio davanti alla caserma di Al-Birka. In Cirenaica, invece, parte dell’esercito si è unita ai manifestanti ad Al Beida, Derna e Tobruk, mentre non ci sono notizie sicure sulla presa di posizione dell’esercito locale nella citta’ di Bengasi. La situazione risulta critica anche all’aereoporto, dove la popolazione cerca di impedire gli arrivi di mercenari provenienti dai paesi dell’Africa Nera. La protesta si è accesa anche Tripoli, dove gruppi di sostenitori del Colonnello sono scesi in piazza e, secondo alcuni italiani presenti nella capitale, si sono sentiti diversi colpi di arma da fuoco.

Fonti locali riferiscono che il cognato di Gheddafi, Abdallah Senussi, appositamente inviato per sedare la rivolta sia stato ucciso, mentre il figlio del Colonnello, Al Saadi, che era intrappolato all’hotel Tibesti, sia riuscito a fuggire.

Totalmente bloccate le comunicazioni. Non c’è accesso ad Internet, anche le linee telefoniche verso l’estero sono interrotte da un paio di giorni. Il governo turco ha nel frattempo inviato degli aerei per far evacuare i propri connazionali. Sulla polveriera libica questo pomeriggio è intervenuto anche Silvio Berlusconi, il quale, alla domanda se avesse sentito Gheddafi ha risposto. “No, non lo ho sentito. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”.

Intanto si fanno sempre più insistenti le voci sulla morte dell’ex presidente tunisino. Diverse fonti non verificate che circolano sul web riferiscono che Zine al-Abidine Ben Ali sarebbe morto in un ospedale di Gedda, in Arabia Saudita. Ben Ali, da due giorni in coma, era fuggito all’estero il 14 gennaio, dopo una rivolta popolare che ha messo fine ai suoi 23 anni di potere nel Paese nordafricano. Un webmagazine israeliano in francese, JSSNews, ha dato la notizia del decesso, sostenendo di averla avuta da diplomatici tunisini in Europa occidentale, “fonti affidabili” secondo cui sono in corso trattative per organizzare i funerali a Tunisi. Il webmagazine è lo stesso che aveva dato per primo notizia del coma dell’ex presidente. Sarebbe stata la moglie Leila Trabelsi, da Tripoli, a dare l’autorizzazione a staccare la spina dopo che il marito era già clinicamente morto da 24 ore. Secondo JSSNews, il presidente Ben Ali è morto nella notte tra venerdì e sabato, alle 22.30, senza avere vicino alcun membro della famiglia. Per il momento la notizia non è stata ancora confermata perché si sta cercando di rispettare il rito musulmano che vuole i funerali nello stesso giorno del decesso. Pertanto, secondo il magazine, “l’annuncio della morte potrebbe essere ritardato di 3 o 4 giorni”.

Marocco. Manifestazioni e scontri si sono registrati anche nel regno di Mohammed VI. Migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città del paese per chiedere al re di rinunciare ad una parte dei suoi poteri. Incidenti si sono verificati a Marrakech e Larache. A Marrakech, un gruppo di 150-200 persone  ha attaccato i negozi e lanciato pietre contro un edificio pubblico e un McDonalds. L’episodio si è verificato dopo la dispersione della manifestazione a cui hanno partecipato circa 1.500 persone.

Incidenti simili si sono verificati a Larache, nel nord del paese. Alcuni giovani hanno attaccato un ufficio doganale e una stazione di polizia. In entrambi in casi, la polizia ha deciso di intervenire, mentre il ministro degli Interni ha annunciato che il re terrà presto un discorso, preannunciando il varo di riforme per la democratizzazione del paese.

Algeria. Il deputato dell’Rcd si trova attualmente ricoverato in rianimazione all’Ospedale Mustapha Pacha, a pochi passi da piazza Primo Maggio. “I medici stanno tentando di risvegliarlo”, ha detto all’agenzia di stampa Ansa, Mohseb Belabbas, portavoce del partito. “Dopo essere stato colpito al ventre da un agente - ha precisato – ha sbattuto la testa e ha perso i sensi e per alcuni minuti è rimasto a terra”. “La polizia ha impedito che venisse trasportato via subito dalla protezione civile”, ha aggiunto. “Soltanto l’insistenza di alcuni manifestanti ha convinto gli agenti a lasciar passare i soccorsi”.

La polizia di Algeri in tenuta antisommossa sta usando la linea dura per reprimere la manifestazione in corso della capitale, dove secondo il giornale arabo al-Watan si sono riuniti 300 manifestanti. Le forze dell’ordine hanno impedito l’accesso alla piazza del Primo Maggio, dove sabato scorso si è tenuta la prima ‘giornata della collera’, e i manifestanti si sono dispiegati lungo boulevard Belouizdad cantando slogan contro il governo, sulla scia delle proteste che in Tunisia e in Egitto hanno portato alle dimissioni di presidenti in carica da 23 e 30 anni. La polizia, circa 400 uomini in campo, ha usato manganelli per disperdere la folla e diversi carri armati sono stati posti in diverse zone della capitale per evitare che i cittadini aderissero alla manifestazione. I manifestanti si sono comunque riuniti davanti al ministero della Gioventù e dello sport chiedendo una “Algeria libera e democratica”. La marcia odierna non è stata autorizzata dalle autorità in base allo stato di emergenza, in vigore da 19 anni, che impedisce la libertà di manifestare in piazza.

Yemen. Uno studente è rimasto ucciso negli scontri intorno all’Università di Sanaa fra oppositori e sostenitori del presidente. Cinque i feriti. Secondo la tv araba al-Jazeera si tratta degli scontri più violenti degli ultimi nove giorni nella capitale yemenita.

Bahrein. L’opposizione respinge l’offerta di negoziato avanzata dal principe ereditario e in mattinata riprendono i disordini.

La posizione degli Usa. In una telefonata al re del Bahrein, Hamad bin Isa al-Khalifa, il presidente americano, Barack Obama ha “condannato l’uso della violenza contro i pacifici manifestanti e ha sollecitato con forza il governo” del piccolo emirato del Golfo “a mostrare moderazione”. “Da alleato di lunga data del Bahrein”, ha riferito una nota della Casa Bianca, “gli Usa ritengono che la stabilità del Paese dipenda dal rispetto dei diritti universali e da riforme che rispondano alle aspirazioni di tutti i cittadini”. Il Bahrein ospita la Quinta Flotta Usa ed è un alleato strategico dell’America nel Golfo. In un altro comunicato diffuso a margine di una visita in Oregon, Obama si era detto “profondamente preoccupato” dalle notizie di violenze in Bahrein, Yemen e Libia. “Gli Usa”, ha ricordato il presidente americano, “condannano l’uso della violenza da parte dei governi contro manifestanti pacifici in questi Paesi o dovunque possa accadere”. Ai governi dei tre Paesi viene chiesto di “mostrare moderazione nel rispondere a proteste pacifiche e di rispettare i diritti dei loro popoli”.

sabato 19 febbraio 2011

IL MONDO CATTOLICO DIETRO LE CIFRE

Presentato oggi al Papa l’Annuario Pontificio 2011


Aumentano complessivamente nel mondo i fedeli battezzati, i vescovi, i sacerdoti diocesani, i diaconi e i candidati al sacerdozio. Aumentano, nello stesso tempo, le circoscrizioni ecclesiastiche. Diminuiscono i sacerdoti del clero religioso e le religiose. Questo, in sintesi, il quadro generale – con differenze tra continente e continente –, come emerge dall’Annuario Pontificio 2011 presentato questa mattina a Benedetto XVI dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e mons. Fernando Filoni, sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari generali. Il volume è stato curato da mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio centrale di statistica della Chiesa, dal prof. Enrico Nenna e dagli altri collaboratori del medesimo Ufficio. La stampa è della Tipografia vaticana. Il Papa ha ringraziato per l’omaggio e ha espresso la sua gratitudine per quanti hanno contribuito a realizzare questa nuova edizione dell’Annuario.
Dalla lettura del volume si rileva in particolare che nel 2010 sono state erette dal Papa 10 nuove sedi vescovili, 1 esarcato apostolico e 1 vicariato apostolico; sono state elevate: 1 diocesi a sede metropolitana, 2 prelature a diocesi, 2 prefetture e 1 amministrazione apostolica a vicariati apostolici. In totale, nel mondo, le circoscrizioni ecclesiastiche sono ora 2.956.
A livello planetario i fedeli battezzati sono passati da 1.166 milioni nel 2008 a 1.181 nel 2009 con un aumento percentuale pari all’1,3%. Il numero dei vescovi è salito da 5.002 a 5.065. I sacerdoti, in totale, sono aumentati negli ultimi dieci anni passando da 405.178 nel 2000 a 410.593 nel 2009, con un incremento percentuale dell’1,34% a livello mondiale. In particolare, nel 2009, i sacerdoti sono cresciuti dello 0,34% rispetto al 2008, grazie all’incremento del clero diocesano che ha compensato la riduzione del clero religioso, ovunque diminuito, tranne in Asia e in Africa .
I diaconi permanenti aumentano di oltre il 2,5%, passando da 37.203 del 2008 a 38.155 del 2009, con incrementi elevati in Asia (16%) e in Oceania (19%). In flessione le religiose professe. Nel 2008 erano 739.068, ora sono 729.371. La crisi quindi rimane, nonostante l’Africa e l’Asia, dove invece sono in aumento.
Il numero dei candidati al sacerdozio è cresciuto dello 0,82%, passando da 117.024 unità nel 2008, a 117.978 nel 2009. Gran parte dell’aumento è attribuibile ad Asia e Africa, con ritmi di crescita del 2,39% e del 2,20%, rispettivamente. L’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, dell’1,64% e 0,17% nello stesso periodo.
Ma a parte i numeri – ricordiamo che per i dati statistici completi sia a livello mondiale, sia particolareggiati Paese per Paese, occorre attendere l’uscita, di solito in aprile, dell’Annuario statistico della Chiesa, redatto in latino, inglese e francese –, l’Annuario Pontificio è atteso e seguito per i nomi delle persone che di anno in anno appaiono o scompaiono (non solo a causa di morte) dalle sue pagine. Quest’anno qualche nome è stato depennato.