AMORE

L'AMORE PIU' GRANDE....

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Canto gregoriano

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LA BEATA VERGINE MARIA

LA BEATA VERGINE MARIA

RECITA IL SANTO ROSARIO ON-LINE

SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE

SAN MICHELE UCCIDE IL DRAGONE
PROTETTORE DEL SITO Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

Antica Bibbia

Antica Bibbia

LA BIBBIA: IL LIBRO DI DIO


"Una lampada  su un sentiero buio, la pioggia che scende dal cielo su un terrreno arido e stepposo, una spada che penetra nella carne." 

"Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino".

"Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra , senza averla fecondata e fatta germogliare, perchè dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me - dice il Signore- senza avere operato ciò che desidero, senza avere compiuto ciò per cui l'avevo inviata".  "La Parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore". "La Bibbia è l'intreccio fra Dio e la nostra storia; la Pasqua del Cristo nasce dalla crocefissione, la vita sboccia dalla morte. La Bibbia non celebra un Dio lontano ma un Dio incarnato che salva la nostra storia. Cercherò di meditare ogni giorno le parole del mio creatore, cercherò di conoscere il cuore di Dio dalle parole di Dio affinchè io possa ardentemente desiderare i beni eterni  e con maggior desiderio la mia anima si accenda di Amore per Dio e per il fratello".

I TESORI DELLA BIBBIA da meditare...... per es . cercate : AMORE.....

TESTI SEGRETI LIBRI

domenica 6 febbraio 2011

Egitto : Google e Twitter aggirano le restrizioni del regime di Mubarak




Ancora una volta, più che i media tradizionali ha potuto internet. Nella rivolta egiziana, dove due milioni di persone sono scese in piazza a chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, la tecnologia si allea con altra tecnologia per aiutare un popolo rimasto senza voce. In un’alleanza che ha dell’incredibile, due colossi come Google e Twitter hanno escogitato un modo per aggirare la censura e far tornare gli egiziani a parlare.

Il blocco di Internet in tutta la nazione voluto dal governo di Mubarak aveva lasciato non solo il mondo basito di fronte a un evento mai accaduto prima, ma soprattutto i cittadini egiziani incapaci di comunicare con il mondo esterno e di denunciare ciò che stava accadendo. Ma ancora una volta le autorità avevano sottovalutato la potenza della rete. Dall’altra parte del mondo, laggiù in California, un gruppo di composto da ingegneri di Twitter, di Google e di SayNow, la piattaforma acquistata proprio la scorsa settimana dal motore di ricerca ha creato un servizio che permette agli utenti egiziani di mandare i loro tweet via telefono. “Come molte persone siamo incollati alle notizie che arrivano dall’Egitto e pensiamo che questo è ciò che possiamo fare per aiutare la gente sul posto”, hanno dichiarato gli ingegneri.

Tre numeri attivi da ieri: +16504194196, +390662207294, +97316199855, gli utenti chiamano per lasciare un messaggio vocale che viene immediatamente convertito in un file audio (lo salva in Wav e lo converte in Flash) e reso disponibile sulla piattaforma di SayNow. Basta un attimo e i loro messaggi tornano a invadere la rete.

I loro tweet vocali sono tutti disponibili in Internet: “Siamo i ragazzi egiziani del 25 gennaio”, “Siamo orgogliosi di essere egiziani”, “Per favore diffondete questo messaggio più possibile”, ” Vogliamo connettere le persone ovunque loro siano”.





In Egitto come in Tunisia, la protesta era montata sui social network, una protesta che seppur virtuale ha fatto talmente paura da costringere le autorità a prendere una decisione mai presa prima. Talmente tanta paura che oscurare Internet è stato più importante che salvare l’economia. E già, perché non è solo la protesta che corre su Internet, ma l’amministrazione pubblica, il turismo, le compagnie aeree, gli atenei, le scuole. Tutto ormai si appoggia alla rete. Non a caso la borsa egiziana giovedì ha riaperto con 8 punti in meno.

Così il governo egiziano incassa una doppia sconfitta. La protesta è aumentata e due milioni di persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni di un presidente che vuole censurare il dissenso e anche la rete si è fatta più furba. Non fosse altro perché i primi calcoli mostrano che con questo scherzetto della censura Google ha perso in Egitto circa mezzo milione di dollari al giorno in pubblicità.

Ma questa è un’altra storia. Quello che si evince ora e che mettere a tacere il dissenso non è mai stato così difficile. Ma non è tutto, ora si può dire che non solo i social network danno voce alla rivolta ma in qualche modo la prevedono e la preannunciano.

Stuprava donne e bimbe: arrestato


Roma, truffatore a capo di una setta

Abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e le loro madri e otteneva denaro con l'inganno. Per questo Danilo Speranza, 62 anni, romano, "guru" indiscusso della setta Re Maya, con mille adepti, è stato arrestato dagli agenti della polizia municipale di Roma dell'VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale e truffa aggravata.
Dalle indagini è emerso anche il tentativo di Speranza di accreditarsi tra associazioni islamiche di musulmani con sedi prima Napoli poi a Roma. L'uomo convinceva anche le madri ad affidare ad altre famiglie i propri figli e si faceva intestare contratti di negozi grazie alla copertura della comunità new age Re Maya da lui fondata negli anni '80 per disintossicazione da droga, corsi di yoga e filosofia. La sede principale è a San Lorenzo, a Roma. Danilo Speranza, 62 anni, e' stato arrestato in zona Montesacro in uno dei luoghi di sua frequentazione: è accusato di violenza sessuale anche su minori, truffa aggravata e false dichiarazioni all'autorità giudiziaria ma rischia anche l'accusa di riduzione in schiavitù.

L'ordine di arresto è partito del Procuratore capo di Tivoli Luigi De Ficchy, che con i due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania ha accolto la richiesta del gip Cecilia Angrisano.

La storia di Danilo Speranza raccolta sul web
Danilo Speranza sale agli onori della cronaca nel 2003 quando, approfittando delle dimissioni del gruppo direttivo, prende il controllo dell'associazione musulmani d'Italia.di cui è presidente fino al 10 agosto 2009. Speranza si definiva "guru" di una associazione New Age denominata "Re Maya", nonché sedicente "psicologo", "politico" e "grande amico del popolo somalo".

Ha pubblicato un "saggio sull'Islam" che però, secondo gli esperti, dimostrava soltanto la sua scarsissima preparazione in materia. Riesce però a farsi nominare "presidente" dell'Associazione nel corso di una riunione svoltasi in violazione delle norme statutarie. All'insaputa di alcuni membri del Consiglio e del Segretario Generale, tenta poi di rimpiazzare la linea tradizionale dell'Associazione a favore della democrazia, dell'America e d'Israele, con una nuova linea a sostegno del regime clericale dell'Iran.

Speranza: "Sto male"
"Sto male devo prendere dei farmaci". Sono le parole di Speranza dette durante l'arresto. Nel corso delle perquisizioni sono state sequestrate anche un centinaio di moto d'epoca.

giovedì 3 febbraio 2011

FAMIGLIA CRISTIANA: BERLUSCONI E' UN MALATO SENZA CONTROLLO



E’ “incredibile” che il premier Silvio Berlusconi “non disponga del necessario autocontrollo”, secondo ‘Famiglia cristiana’ che, in un editoriale sul proprio sito internet, evoca, rievocando l’ex moglie Veronica Lario, “uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perchè consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro”.
UN UOMO MALATO – Le rivelazioni del caso Ruby, scrive Giorgio Vecchiato sul settimanale dei paolini, creano un problema “politico”, innanzitutto: “La credibilità, meglio ancora la dignità, dell`uomo che governa il Paese; i riflessi sulla vita nazionale e sui rapporti con l`estero; l`esempio che dall`alto viene trasmesso ai normali cittadini. I quali non si sognano né trasgressioni né festini, ma da oggi dovranno abituarsi alle variazioni pecorecce sul ‘bunga bunga’”. E poi arriva la mazzata:
L’altro problema, da valutare come se Berlusconi fosse un tizio qualunque, è la condizione che già la moglie, Veronica Lario, aveva pubblicamente segnalato. Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perchè consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocrontrollo. E che il suo entourage stia a guardare.

I "BUONI FRUTTI" DEI LEGIONARI


I Legionari di Cristo, la congregazione religiosa fondata da padre Marcial Maciel Degollado commissariata da papa Benedetto XVI dopo l’emergere degli abusi e degli scandali sessuali del suo fondatore, hanno creato una “Commissione per l’avvicinamento” nei confronti delle vittime di Maciel che hanno chiesto risarcimenti e compensazioni alla Legione.  L’iniziativa era stata già in qualche modo annunciata nella lettera del Delegato pontificio per la congregazione, il cardinale Velasio De Paolis, lo scorso ottobre. La commissione ascolterà le persone ed elaborerà una relazione dettagliata da sottoporre al Delegato”, al quale spetterà decidere che cosa la Legione debba fare in ciascun caso. La commissione vuole garantire “obbiettività e imparzialita” alle vittime.
Ma a fare notizia in queste ore, più ancora dell’annuncio dell’istituzione della commissione, sono le parole di Lucrezia Rego de Planas, che su Catholic.net , uno dei più importanti portali web cattolici in lingua spagnola, da lei diretto, scrive un commento dedicato a Maciel mettendo in dubbio la fondatezza delle accuse verso di lui. Rego de Planas, che è membro del “Regnum Christi”, sostiene che qualcosa non torna nella vicenda degli abusi, perché lo stesso Benedetto XVI, nel libro-intervista Luce del mondo (con il bravo giornalista Peter Seewald), afferma di considerare “enigmatica” la figura del fondatore dei Legionari.
La direttrice di Catholic.net ricorda come Ratzinger, venuto a conoscenza “nell’anno 2000″ della gravissime accuse contro Maciel, abbia sempre riconosciuto la bontà del carisma della congregazione e il bene che ha fatto. Dunque, si chiede Lucrezia Rego de Planas, come si può conciliare tutto questo con la frase di Gesù che invita a riconoscere la bontà dell’albero dai suoi frutti?
“Il nostro amatissimo e molto ammirato Benedetto XVI – scrive – intelligente e saggio come poche persone al mondo, si trova di fronte a due pezzi di un rompicapo che non riesce a far combaciare. Un albero corrotto che dà buoni frutti? Questo contraddice ciò che la sua ragione gli detta e contraddice gli insegnamento di Gesù”
Il Papa, continua la direttrice di Catholic.net, “si trova di fronte a un enigma che non ha potuto risolvere e noi siamo con lui portando questo terribile interrogativo che mette in discussione ciò che c’è di più intimo nella nostra fede, dato che ci sono solo due possibilità: o Gesù Cristo è stato un bugiardo, oppure, per forza ci deve essere qualcosa che non si è ancora scoperto in quelle ‘testimonianze inoppugnabili’ che hanno mostrato al Papa”.
Vale la pena di ricordare che in precedenti interviste la direttrice aveva molto ridimensionato lo scandalo, finendo per comprendere l’atteggiamento di Maciel (riguardo alla figlia, sarebbe stato “sedotto” dalla donna che poi ha messo incinta) come pure per giustificare le coperture di cui il fondatore godette.
Siamo davvero sicuri che ci siano “solo due possibilità”? E cioè che o Gesù ha sbagliato, oppure se i frutti sono buoni anche Maciel doveva essere buono?  Bisogna riconoscere che il problema esiste, anche se la direttrice non lo pone bene, perché non tiene conto del fatto che la gravissima immoralità di Maciel non è in dubbio, è un fatto conclamato e comprovato.  Il fatto che il frutto fosse bacato non è, dunque, in discussione, checché se ne possa dire.
Come si concilia allora questo con i “buoni frutti”? Ecco il problema. Ovvio che i gravi peccati del fondatore non ricadono sui Legionari, ma non è peregrino chiedersi come si possano considerare buoni i frutti e bacato l’albero. Quello che è certo, ripeto, è che non si può mettere in dubbio il marciume dell’albero, come invece fa Lucrezia Rego de Planas. E allora? Allora il problema è interrogarsi su quale sia il carisma specifico della Legione in rapporto con il suo fondatore. Su quali siano i “buoni frutti” e se questi presentino una specificità particolare che distingue la Legione. Ma a questo non si risponde con qualche battuta in un blog e di certo non è in grado di abbozzare risposte il sottoscritto.
Ciò che va ricordata è la decisione di risolvere il problema da parte del cardinale Ratzinger prima, e di Benedetto XVI poi, nonostante la generale e diffusa incredulità sulle immoralità di un fondatore che i suoi consideravano santo.

Dichiarazione del 2 febbraio 2011 di S.E. Pietro Takeo Okada, arcivescovo di Tokio





Arcivescovo di Tokyo: i neocatecumenali dovrebbero fermare per un certo tempo la loro missione
Mons. Peter Takeo Okada suggerisce un periodo di riflessione per aprire un nuovo dialogo con i vescovi giapponesi. Meno di un mese fa il papa ha cancellato il divieto di 5 anni messo sulle attività del Cammino in Giappone, voluto dalla Conferenza episcopale. Fra i suggerimenti del vescovo di Tokyo: pensare ai 30 mila suicidi all’anno dei giapponesi; attenzione ai bisogni della popolazione; aprirsi alla cura dei malati e dei disabili.

Tokyo (AsiaNews) – Il Cammino neocatecumenale dovrebbe sospendere “per un certo periodo” le loro attività in Giappone al fine di riflettere e preparare il terreno per un nuovo dialogo con la Chiesa giapponese.
 
È il consiglio autorevole che mons. Peter Takeo Okada, arcivescovo di Tokyo, dà in un suo messaggio pubblicato ieri, ricordando che per 20 anni i vescovi si sono esauriti nell’affrontare problemi derivanti dalla presenza del Cammino nel Paese del sol levante. Il prelato sottolinea che i problemi creati dalla presenza dei neocatecumenali in Giappone lo rattristano “nel vedere la divisione, il conflitto, il caos che produce il Cammino nel suo muoversi fra di noi”.
 
Le affermazioni di mons. Okada giungono a meno di un mese da un incontro in Vaticano fra alcuni vescovi giapponesi, rappresentanti del Cammino, membri della Curia romana e il papa stesso (11/01/2011 Papa: no alla sospensione per 5 anni del Cammino neocatecumenale in Giappone . )
Davanti al pontefice, la Segreteria di Stato si è opposta alla decisione della Conferenza episcopale giapponese di proibire per cinque anni le attività dei neocatecumenali. Nell’incontro erano stati suggeriti alcuni passi per un maggiore dialogo fra i membri del Cammino e i vescovi, lasciando ai pastori di ogni diocesi la decisione di come integrarli nella missione della Chiesa.
 
Mons. Okada sottolinea che quanto egli afferma non pretende essere una decisione per tutta la Conferenza episcopale, ma solo per la sua diocesi, sebbene riconosca che per Tokyo non vi sono grossi problemi di rapporto, a differenza di altre diocesi giapponesi.
 
Nel suo messaggio, l’arcivescovo chiede che i membri del Cammino riflettano per far emergere un’evangelizzazione “più tagliata sui bisogni della popolazione del Giappone”. Diversi prelati accusano il Cammino di operare nei Paesi di missione senza un’approfondita inculturazione. Da parte loro, i membri neocatecumenali valutano spesso i pastori della Chiesa giapponese di voler praticare più il dialogo che l’annuncio.
 
Mons. Okada suggerisce ai membri del Cammino di ripensare al loro stile di missione ricordando alcune piaghe del Paese, come i 30 mila suicidi all’anno. E propone ai neocatecumenali di focalizzarsi soprattutto sulla cura dei malati e dei disabili, anche se essi si sono finora distinti per il loro impegno nella catechesi e nella nuova evangelizzazione.

martedì 1 febbraio 2011

TUTTA LA VERITA' SU: WIKILEAKS.... DOCUMENTARIO

                                            Julian Assange: fondatore di Wikileaks
Sotto l'interessantissimo documentario della TV svedese,  (con sottotitoli in italiano) che svela come è nato Wikileaks e quali sono gli ideali che lo muovono.

Chi e' Julian Assange :

Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di WikiLeaks. Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito WikiLeaks c'erano già 1,2 milioni di documenti. Assange non figura subito come il capo. Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan; giornalisti in lotta contro le dittature; matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Europa, Australia, Taiwan, Sudafrica. La componente cinese nel nucleo fondatore è importante: quei dissidenti si sono allenati a "bucare" un muro impenetrabile, la Grande Muraglia di Fuoco, la censura informatica della Repubblica Popolare. La loro presenza è anche all'origine di velenosi sospetti  -  probabilmente infondati  -  sull'infiltrazione dei servizi segreti di Pechino in WikiLeaks.

Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso. Nel 2008 WikiLeaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya. The Economist assegna al sito il premio New Media Award. Tutto cambia di colpo nell'aprile di quest'anno, quando su WikiLeaks appare il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq. Per arrivare al grande botto che domenica scorsa ha sparpagliato alla luce del sole 250.000 dispacci diretti al Dipartimento di Stato dalle ambasciate Usa. L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno. In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di WikiLeaks.

Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico. La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" WikiLeaks. L'agenzia stampa Associated Press, il Los Angeles Times, la federazione degli editori di giornali Usa, che avevano finanziato il sito, ci ripensano. Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban). Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal. Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti. Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali). Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di WikiLeaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 25enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa". Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan. Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".

Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni. Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno. Senza una sede fisica. Spostandosi virtualmente in quelle "piazze giuridiche off-shore" dalle leggi più tolleranti per la libertà di espressione. Un prodigio tecnologico, soprattutto: "Com'è possibile  -  hanno chiesto le autorità inglesi in questo weekend di attese isteriche  -  che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?". La risposta è tutta nel genio di Assange. In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri snodi di comunicazione. E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti. "Se succede qualcosa a me  -  minaccia Assange  -  o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale". Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.

Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama. I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa i diktat di WikiLeaks, il Wall Street Journal e la Cnn sono stati messi al bando dalle rivelazioni. Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
documentario wikileaks parte 1 di 6
documentario wikileaks parte 2 di 6
documentario wikileaks parte 3 di 6
documentario wikileaks parte 4 di 6
documentario wikileaks parte 5 di 6
documentario wikileaks parte 6 di 6

CASO RUBY VA CONTESTUALIZZATO? MONS. FISICHELLA SI ADIRA




Rino Fisichella, Arcivescovo e Vescovo già ausiliario di Roma, fu pronto ad assolvere il premier quando questi raccontò una barzelletta in cui vi era una bestemmia. Dichiarò allora il prelato: “E’ necessario contestualizzare in questo caso”. Così oggi, durante la presentazione del libro di Massimo Franco “C’era una volta un Vaticano” a Roma, una giornalista della trasmissione Agorà (Rai3) gli ha chiesto: “Monsignor Fisichella, secondo lei il caso Ruby va contestualizzato?”, il monsignore alla sola parola Ruby è saltato su tutte le furie: “Ma per carità: lei sta facendo una barzelletta di quello che io ho detto, questo non lo consento – e ancora – qui io parlo seriamente e non consento che mi offendiate in questo modo”.