PROTETTORE DEL SITO Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.
Antica Bibbia
LA BIBBIA: IL LIBRO DI DIO
"Una lampada su un sentiero buio, la pioggia che scende dal cielo su un terrreno arido e stepposo, una spada che penetra nella carne."
"Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino".
"Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra , senza averla fecondata e fatta germogliare, perchè dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me - dice il Signore- senza avere operato ciò che desidero, senza avere compiuto ciò per cui l'avevo inviata". "La Parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore". "La Bibbia è l'intreccio fra Dio e la nostra storia; la Pasqua del Cristo nasce dalla crocefissione, la vita sboccia dalla morte. La Bibbia non celebra un Dio lontano ma un Dio incarnato che salva la nostra storia. Cercherò di meditare ogni giorno le parole del mio creatore, cercherò di conoscere il cuore di Dio dalle parole di Dio affinchè io possa ardentemente desiderare i beni eterni e con maggior desiderio la mia anima si accenda di Amore per Dio e per il fratello".
I TESORI DELLA BIBBIA da meditare...... per es . cercate : AMORE.....
Consiglio veramente a tutti la lettura di questo articolo, completo esaustivo e corredato da moltissimi link ad altrettanti articoli ed approfondimenti... (N.D.R.)
Il succo delle indicazioni della lettera Vaticana al movimento neocatecumenale riguarda anche le modalità di distribuzione dell'Eucaristia: se è stato approvato l'uso del pane e del vino, viene però richiamata l'attenzione alla loro distribuzione non intorno alla 'mensa' ma processionalmente da parte del presbitero.
Non si tratta di un dato solo formale, dal momento che i neocatecumenali pongono l'accento sul 'banchetto' e vivono e sottolineano la convivialità a decremento del 'sacrificio'. Osservate le dimensioni impressionanti della 'mensa', rispettivamente, di Porto S. Giorgio e della Domus Galileae, ques'ultima predisposta per la missione dei sacerdoti in Europa del 2006, con la channucchià al posto della croce!
Il discorso è complesso e da non sottovalutare, perché da come viviamo, interpretiamo e celebriamo questi momenti ne va dell'autenticità e della profondità del nostro rapporto con il Signore secondo i Suoi insegnamenti trasmessi nella e dalla Chiesa. Lex orandi, lex credendi!
Vivere la liturgia, alla presenza del Signore, così come Lui ci ha insegnato, è indispensabile per riattualizzare per noi, per la Chiesa e per il mondo il 'memoriale' della sua morte e resurrezione, perché si operi nella nostra vita e nella nostra storia - e nella storia - la trasformazione e la ricapitolazione di tutto quanto connota il nostro essere-nel-mondo secondo la volontà del Padre: "Eccomi, io vengo..."
Certamente tutto questo non può avvenire se il sacramento viene snaturato oltre che nella sua forma anche nella sua sostanza.
Magari può venir fuori una terapia di gruppo - e non sempre è scontato che succeda neppure questo -, una dinamica esaltante e consolatoria, un salutare approccio con la Scrittura; ma tutto questo nulla ha a che fare con l'Eucarestia.
In sintesi: La Messa per i neocatecumenali non è un "sacrificio" e quindi in luogo dell'altare, non c'è che la mensa, e nell'Eucaristia si celebra un convito di festa fra fratelli uniti dalla medesima fede nella Risurrezione; il pane e il vino consacrati sono soltanto il simbolo della presenza del Cristo risorto, che si esaurisce con la celebrazione ed unisce i commensali comunicando loro il proprio spirito, rendendoli partecipi del suo trionfo sulla morte. Conseguenza della predicazione neocatecumenale secondo la quale la passione e morte di Cristo non è stata un vero sacrificio offerto al Padre per riparare il peccato e redimere l'uomo, che resta inesorabilmente peccatore (il che è vero, ma non si tiene conto dell'effetto della grazia) e, per godere i frutti della sua opera, basta riconoscersi peccatori e credere nella potenza del Cristo risorto (il che elimina totalmente la 'risposta' e la responsabilità personale).
E così anche le parole della consacrazione "questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi" non hanno il significato pregnante custodito dalla Chiesa e quindi l'Eucaristia non viene vissuta in tutta la sua sacralità, potenza trasformatrice, momento fondante e sorgente inesauribile della vita di fede nel Signore, riattualizzazione della sua MORTE E RISURREZIONE 'fate QUESTO in memoria di me'
È per questo che le celebrazioni, pur ricche del fervore dei canti e delle risonanze alla Parola proclamata, che molta presa hanno sulla emotività delle persone, alla fine sono altra cosa rispetto alla celebrazione 'cattolica' che viviamo come ci è stata trasmessa dalla Chiesa. Nelle celebrazioni neocatecumenali abbiamo visto tanta esaltazione e poco raccoglimento ed anche banalizzazione del mistero (...prima di celebrare i 'sacri misteri'... ricordate?)
Viene negata anche la 'Comunione dei Santi' ritenendo che lo Spirito circoli solo ed esclusivamente nella concreta ristretta comunità di appartenenza. È per questo che le celebrazioni sono così parcellizzate ed escludono la grande Assemblea dei fedeli della Parrocchia.
Ricordo che al sacerdote neocatecumenale che mi riprendeva proprio sulla 'Comunione dei Santi' dicendomi che lo Spirito circola solo nella Comunità concreta, risposi con le parole di Paolo (1Cor 9,24) che dice che la nostra 'buona battaglia' somiglia alla gara della corsa nello stadio, alla fine della quale ognuno si aspetta la corona della vittoria e nel corso della quale, come dagli spalti 'come un ronzio d'api' arriva l'incoraggiamento degli spettatori (come dice in Eb 12, 1 "Circondati da un nugolo di testimoni") così giunge a noi l'incoraggiamento della Comunione dei Santi. È un'immagine molto bella che mi ha sempre molto confortata e rafforzata. Lo accolse come misticismo spicciolo; ma ho avuto conferma dal mio Padre spirituale che è qualcosa di davvero grande e forte che non può che nutrire la nostra fede e ci immette in una realtà che è il vero 'mondo a venire' il Regno già qui sulla nostra tribolata terra e nella nostra vita e nella nostra storia. E nella celebrazione si realizza la comunione non solo con l'assemblea dei presenti, ma anche con tutta la Chiesa di ieri di oggi di domani, terrestre e celeste, nel tempo e fuori del tempo contemporaneamente.
Poste queste non banali divergenze con il 'sensus fidei' trasmesso dalla Chiesa, la celebrazione liturgica perde tutta la sua solennità e la sua bellezza e crediamo venga snaturata della sua realtà più vera.
Il pensiero di Benedetto XVI sul modo di celebrare l’Eucaristia è bene espresso nel libro “Rapporto sulla Fede”. In esso è riportata l’intervista di Vittorio Messori all’allora Card. Joseph Ratzinger. A pag. 130 leggiamo: «La Liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La Liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la Liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma che qui accade. Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella Liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi. Per il cattolico, la Liturgia è la Patria comune, è la fonte stessa della sua identità: anche per questo deve essere “predeterminata”, “imperturbabile”, perché attraverso il rito si manifesta la Santità di Dio. Invece, la rivolta contro quella che è stata chiamata “la vecchia rigidità rubricistica”, accusata di togliere “creatività”, ha coinvolto anche la Liturgia nel vortice del “fai-da-te”, banalizzandola perché l’ha resa conforme alla nostra mediocre misura».
Negli "Orientamenti alle équipes di catechisti per la fase di conversione", viene riportate questa catechesi di Kiko: "Non c’è Eucaristia senza assemblea. È un’assemblea intera che celebra la festa e l’Eucaristia; perché l’Eucaristia è l’esultazione dell’assemblea umana in comunione; perché il luogo preciso in cui si manifesta che Dio ha agito è in questa Chiesa creata, in questa comunione. È da questa assemblea che sgorga l’Eucaristia" (p. 317).
Il Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica "Ecclesia De Eucharistia " (2003), al n. 31, scrive invece: "Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli".
Vogliamo ricordare che ogni cristiano è consapevole di quanto sia importante il coinvolgimento dell'assemblea, ma non si sognerebbe mai di dimenticare che il sacerdote celebra in 'persona Christi', il cristiano vive, partecipa, accoglie... e l'assemblea non è formata soltanto dalla sua comunità, ma è in comunione con la Chiesa di ieri di oggi di domani, terrestre e celeste, nel tempo e fuori del tempo contemporaneamente
Se c'è del positivo, nel richiamare l'attenzione sulla maggiore concretezza e coinvolgimento con i fratelli per viverlo comunitariamente, i contenuti formativi non sono quelli insegnati nella e dalla Chiesa e, in realtà, si determina una grande concentrazione dell'esperienza nell'ambito delle singole comunità con vera e propria esclusione degli 'altri'.
Aggiungiamo anche che, nell’Eucaristia vissuta secondo gli insegnamenti della Chiesa, si realizza quell' "eccomi", così totalizzante e pregnante che coinvolge la nostra vita a 360 grandi in tutta la sua ampiezza (pensieri, desideri, impegni, azioni e relazioni rapporti con gli altri) e spessore (profondità del nostro essere e sua relazione con gli altri, con il mondo e con il Signore). È difficile da spiegare così, è più bello ed efficace dirselo a voce e soprattutto viverlo. Quel fate QUESTO in memoria di ME è il punto chiave di tutto. Cosa intendiamo per QUESTO? Se si tratta del dono totale di noi al Padre, perché, 'ricordandosi' (ri-attualizzazione, non semplice ricordo) del Suo Figlio, operi anche in noi la trasformazione in Cristo, accettando il nostro affidamento-dono totale e trasformandolo in 'sacrificio santo perenne gradito a Dio' e non solo nel momento dell'Eucaristia, ma facendo di noi un' 'Eucaristia vivente', allora forse c'è un qualcosa d'altro e di oltre a quel che dice Kiko e non ci sembra ininfluente per una fede cristiana vera.
Ribadiamo dunque che non è la stessa cosa celebrare un ‘banchetto escatologico’ (insegnamento neocat) o il 'sacrificio di Cristo', nato morto e risorto che poi ci invita ANCHE al 'banchetto' nuziale d'intimità con Lui, preparato dal Padre prima di tutti i secoli (insegnamento della Chiesa). Fa differenza, e non poco, perché se partecipo solo a un convito, sono un commensale, che condivide l’allegria (le inaudite parole di Kiko al Papa) se partecipo a un sacrificio, sono uno che si dona e riceve da Cristo il dono di donarsi come ha fatto LUI e come di certo non insegna Kiko... [vedi anche sua intervista del giugno 2008]
A seguito dell'approvazione dello Statuto, ci soffermiamo in particolare sull'art.13 che rinvia, nella sua nota 49:
alla Notificazione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che prevede come sole concessioni, la comunione sotto le due specie e lo spostamento "ad experimentum" del segno della pace.
Mentre la Lettera del Card. Arinze, oltre alle peculiarità evidenziate, richiama al rispetto dei libri liturgici. il Santo Padre nel suo discorso la ricorda: "ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica", riportiamo - dalla Istruzione Redemptionis Sacramentum:
[77.] In nessun modo si combini la celebrazione della santa Messa con il contesto di una comune cena, né la si metta in rapporto con analogo tipo di convivio. Salvo che in casi di grave necessità, non si celebri la Messa su di un tavolo da pranzo[159] o in un refettorio o luogo utilizzato per tale finalità conviviale, né in qualunque aula in cui sia presente del cibo, né coloro che partecipano alla Messa siedano a mensa nel corso stesso della celebrazione.
...
[79.] Infine, va considerato nel modo più severo l’abuso di introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni.
Alla luce di quanto accade nella realtà: Assemblea seduta intorno all'enorme mensa; risonanze; assenza di Adorazione alla Consacrazione anche col divieto di inginocchiarsi; prevalenza di simboli ebraici non solo esteriori ma anche nella teologia che sottende il rito; danza davidica finale, possiamo effettivamente dire che i neocatecumenali NON rispettano il loro statuto. E, non rispettandolo, non rispettano la volontà del Papa.
Possiamo e dobbiamo dirlo, ma poi?
Ci imbatteremo sempre nelle loro piroette, nell'arroganza e nella prepotenza che conferisce loro la sicurezza e la certezza di essere protetti dai loro potenti sponsor curiali, forti pur sempre di un'approvazione, per quanto anomala essa sia...
Tutto lo statuto, così com'è formulato (anche col silenzio su tante prassi anomale non regolate), è fatto per dare veste formale al cammino e risulta volutamente 'fumoso': frutto di un "dire e non dire" che - attraverso allusioni decriptabili solo da chi può leggere tra le righe perché conosce il cammino dall'interno e lo valuta col giusto spirito critico - fa diventare 'commestibile' ciò che commestibile non è... e ne conosciamo tutti i motivi: questo sito li ha ben documentati.
Ma non sarà di certo la triste evidenza delle potenti protezioni e della inarrestabile invasione di tutta la realtà ecclesiale che ci farà rinunciare a denunciare le serie storture prodotte da insegnamenti e prassi che fanno del cammino un'"entità" a sé, dai connotati giudeo-luterano-gnostici, identificabili solo frequentandolo perché molto ben criptati sia dallo statuto che dalla propaganda ingannevole presso le diocesi, le parrocchie e sul web...
[...] 4. E affinché sia evidente l'intimo nesso tra la fede e la pietà, i padri del Concilio, confermando la dottrina che la Chiesa ha sempre sostenuto e insegnato e il Concilio di Trento ha solennemente definito, hanno voluto premettere alla trattazione del sacrosanto Mistero Eucaristico questa sintesi di verità: « Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio Eucaristico del suo corpo e del suo sangue, a perpetuare così il sacrificio della Croce nei secoli fino al suo avvento, lasciando in tal modo alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, in cui si riceve Cristo, l'anima si riempie di grazia e ci si largisce il pegno della gloria futura ».(1)
5. Con queste parole si esaltano insieme il Sacrificio, che appartiene all'essenza della Messa celebrata quotidianamente, e il Sacramento, di cui i fedeli partecipano con la santa Comunione mangiando la carne di Cristo e bevendone il sangue, ricevendo la grazia, che è anticipazione della vita eterna; e la «medicina dell'immortalità », secondo le parole del Signore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.(2) [...]
Motivi di sollecitudine pastorale e di ansietà
9. Tuttavia, Fratelli Venerabili, non mancano, proprio nella materia che ora trattiamo, motivi di grave sollecitudine pastorale e di ansietà, dei quali la coscienza del Nostro dovere Apostolico non ci permette di tacere.
10. Ben sappiamo infatti che tra quelli che parlano e scrivono di questo Sacrosanto Mistero ci sono alcuni che circa le Messe private, il dogma della transustanziazione e il culto eucaristico, divulgano certe opinioni che turbano l'animo dei fedeli ingerendovi non poca confusione intorno alle verità di fede, come se a chiunque fosse lecito porre in oblio la dottrina già definita dalla Chiesa, oppure interpretarla in maniera che il genuino significato delle parole o la riconosciuta forza dei concetti ne restino snervati.
11. Non è infatti lecito, tanto per portare un esempio, esaltare la Messa così detta «comunitaria» in modo da togliere importanza alla Messa privata; né insistere sulla ragione di segno sacramentale come se il simbolismo, che tutti certamente ammettono nella ss. Eucaristia, esprimesse esaurientemente il modo della presenza di Cristo in questo Sacramento; o anche discutere del mistero della transustanziazione senza far cenno della mirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo e di tutta la sostanza del vino nel sangue di Cristo, conversione di cui parla il Concilio di Trento, in modo che essi si limitino soltanto alla «transignificazione» [predicata da Kiko] e «transfinalizzazione» come dicono; o finalmente proporre e mettere in uso l'opinione secondo la quale nelle Ostie consacrate e rimaste dopo la celebrazione del sacrificio della Messa Nostro Signore Gesù Cristo non sarebbe più presente.
12. Ognuno vede come in tali opinioni o in altre simili messe in giro la fede e il culto della divina Eucaristia sono non poco incrinati.
13. Affinché dunque la speranza, suscitata dal Concilio, di una nuova luce di pietà Eucaristica, che investe tutta la Chiesa, non sia frustrata e inaridita dai semi già sparsi di false opinioni, abbiamo deciso di parlare di questo grave argomento a voi, Venerabili Fratelli, comunicandovi sopra di esso il Nostro pensiero con apostolica autorità.
14. Certamente noi non neghiamo in coloro che divulgano tali opinioni il desiderio non disprezzabile di scrutare un sì grande Mistero, sviscerandone le inesauribili ricchezze e svelandone il senso agli uomini del nostro tempo; anzi riconosciamo e approviamo quel desiderio; ma non possiamo approvare le opinioni che essi esprimono e sentiamo il dovere di avvisarvi del grave pericolo di quelle opinioni per la retta fede.
Confrontiamola con l'insegnamento di Kiko tratto dagli "Orientamenti"
“Gesù Cristo gli dà ancora un altro nuovo significato, un nuovo contenuto al segno: questo pane è il mio corpo che si consegna alla morte per voi. Gesù Cristo non si inventa il segno che era antichissimo; dà pienezza al segno, un nuovo significato. Perché lui compie la Pasqua, lui compie il passaggio dalla schiavitù della morte alla terra promessa che è l’arrivo al Padre,… la vera Gerusalemme” (OR, p. 306).
“Con il Concilio di Trento, nel XVI secolo, si fissa tutto rigidamente. “In quest’epoca nascono tutte le filosofie sull’Eucarestia.
“Quando non si capisce quello che è il sacramento, a causa della svalorizzazione enorme dei segni come sacramenti, e quando non si capisce quello che è il memoriale, si comincia a razionalizzare, a voler dare spiegazioni del mistero che c’è dentro. Precisamente perché, il mistero trascende la sua unica spiegazione, c’è il sacramento. Il sacramento parla più dei ragionamenti. Ma a quel tempo, poiché non si capisce…, si cerca di dare spiegazioni filosofiche del mistero. E così incominciano i dibattiti su: “come è presente?” Lutero non negò mai la presenza reale, negò solo la parolina ‘transustanziazione’ che è una parola filosofia (sic) che vuole spiegare il mistero.
“La Chiesa primitiva non ha mai avuto problemi circa la presenza reale… Ma la cosa più importante non sta nella presenza di Gesù Cristo. Egli dice: “Per questo sono venuto: per p a s s a r e da questo mondo al Padre”. Ossia, la presenza fisica nel mondo ha uno scopo che è il resuscitare dalla morte. Questa è la cosa importante. La presenza è un mezzo per il fine che è la Sua opera: il mistero di Pasqua. La presenza è in funzione dell’Eucarestia, della Pasqua” (OR, p. 325). Nell'intervista rilasciata nel giugno 2008, il giorno dopo l'approvazione degli Statuti, Kiko esprime apertamente i riferimenti alla Pasqua ebraica.
È forse questa la 'iniziazione cristiana cattolica', che in ogni caso non è monopolio del cammino, che di questa espressione ha fatto il suo 'cavallo di Troia' per introdursi sempre più aggressivamente nella Chiesa, minandone l'unità e le verità dal di dentro...?
Ulteriori osservazioni:
1. DALL'ORIENTAMENTO ALLE EQUIPE DI CATECHISTI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE DI KIKO ARGUELLO:
"Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti. Io dico sempre ai sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l’Eucaristia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che è la Pasqua. Non è assoluto. Gesù Cristo è presente in funzione del mistero Pasquale."
Ecco il perché i NC NON SI INGINOCCHIANO MAI durante la Consacrazione. Ecco anche perché non ammettevano l'Adorazione Eucaristica. Solo da poco, pensiamo per i rilievi mossi, ma anche per l'importanza dell'Adorazione più volte richiamata dai nostri Papi, almeno a Roma, nella Parrocchia dei Martiri Canadesi, la fanno, introdotta di recente del tutto ostentatamente, una sola volta al mese.
2. TRATTO DAL LIBRO "INTRODUZIONE ALLO SPIRITO DELLA LITURGIA" DI J. RATZINGER
"...La transustanziazione (trasformazione del pane e del vino), l'adorazione del Signore nel Sacramento, il culto eucaristico con l'ostensorio e le processioni - tutte queste cose, ci viene detto, non sono che errori medievali, da cui bisognerebbe distanziarsi il più presto possibile. La superficialità con cui vengono messe insieme idee di questo genere può solo suscitare meraviglia....
...Nessuno dica allora: l'Eucaristia deve essere mangiata e non adorata. ... la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall'adorazione..."
La nostra fede ci fa essere d'accordo col secondo, e non col primo.
In conclusione, secondo la dottrina cattolica, Jesuah ha Nozrì, il Mashiah, Figlio di Dio, si trova “veramente” nell’Eucaristia e non simbolicamente; “sostanzialmente” e non con una presenza soltanto virtuale o temporanea; “realmente” e non in ragione della nostra fede, interamente con tutto il suo corpo, con tutta la sua anima e con tutta la sua divinità.
La verità non detta è che Kiko e Carmen si sono fermati alla "lavanda dei piedi", che è un "rito di inversione" che introduce al discepolato (questo è il vero significato dello "stare seduti" - detto anche nella lettera al Papa - mentre Cristo passa a "servirli"!!!!) ma l'ultima cena, oltre alla lavanda dei piedi e a poter essere vista come "banchetto nuziale, escatologico", come certamente è, riporta all'istituzione dell'Eucaristia e alla prefigurazione del Calvario e della Resurrezione (per che cosa dunque si chiama Eucaristia, cioè rendimento di grazie, lode, ecc.???!!!) È questo il vero significato cattolico della Messa, non solo l'iniziazione al discepolato durante un banchetto ed inoltre, per la Chiesa, la lavanda dei piedi è anche il simbolo della Confessione Sacramentale, che è chiesta dal Signore per essere "mondi" alla partecipazione del Sacrificio!
E tutta la celebrazione è un rendimento di grazie (non solo il momento del ringraziamento finale come subdolamente predica Kiko criticando la Chiesa nelle sue catechesi (OR, p. 330) e una riattualizzazione del 'mistero pasquale', ma non per vivere solo il momento della 'Risurrezione', ma il mistero nella sua interezza: 'Passione, Morte e Risurrezione' del Signore Gesù...
Ancora sull'Eucaristia:
La Chiesa, oltre che con gli esempi ufficiali dei nostri Papi, si è espressa molto chiaramente per quanto concerne la celebrazione dell'Eucaristia in documenti chiarissimi: ne citiamo soltanto tre: "Misterium fidei" di Paolo VI, la "Mane nobiscum domine" e la "Redemptionis Sacramentum", fortemente voluti dal defunto pontefice, quasi a suggello del suo grandioso pontificato ed eredità comune per tutti i credenti.
Peraltro lo stesso Ratzinger, ancora cardinale nel documento "La Comunione nella Chiesa", a pagina 110 , commentando la Lettera ai Corinzi, affermava: "Lo sguardo dell'apostolo è al riguardo innanzitutto rivolto alla comunità locale di Corinto, che ha perduto il vero senso del radunarsi, nella misura in cui i gruppi pur essendo gli uni accanto agli altri tuttavia rimangono separati. Ma l'orizzonte al di là della dimensione locale si apre sulla Chiesa nel suo insieme:tutte le assemblee eucaristiche nel loro insieme sono in realtà un'assemblea, perché il corpo di Cristo è soltanto uno e il popolo di Dio può essere soltanto uno....le comunità devono celebrare l'Eucaristia in tal modo che esse possano radunarsi tutte tra di loro, a partire da Cristo e per mezzo di Cristo. Chi non celebra l'Eucaristia con tutti, fa solo una caricatura dell'Eucaristia. Si celebra l'Eucaristia con l'unico Cristo e pertanto con tutta la Chiesa o non si celebra affatto. Chi nell'Eucaristia cerca solo il proprio gruppo, chi in essa o attraverso di essa non si inserisce in tutta quanta la Chiesa e non oltrepassa il suo punto di vista particolare, egli fa esattamente ciò che viene rimproverato ai Corinzi. Egli si siede, per così dire, con la schiena rivolta verso gli altri e distrugge così l'Eucaristia per lui stesso e la disturba per gli altri. Egli fa allora soltanto la sua cena e disprezza la Chiesa di Dio (1 Cor. 11,21ss)".
Ma come può ritrovarsi dentro tali schemi colui il quale, digiuno di ogni fondamento teologico, sinceramente ma disarmato e sprovvisto di ogni capacità di riflessione, si accosta all'Eucaristia in chiave neocatecumenale? Alla fine succede che "rifiuta" ogni altra Eucaristia celebrata fuori dal Cammino come rituale non inconcludente, ma nettamente inferiore per portata e contenuto!
Personalmente ho vissuto un grande disagio nell'ascoltare quella predicazione aberrante e anche nel vivere il momento della 'comunione' nel 'grande chiasso' o quello finale del ringraziamento nella sguaiatezza (le cosiddette esaltanti danze davidiche) invece che nella intimità col Signore, che ero - e sono - solita 'gustare' nelle celebrazioni cosiddette 'normali', quelle dei cristiani di serie B senza chitarre, canti ritmici dallo stile gitano, capaci di esaltare e proiettarci fuori di noi stessi più che di raccogliere le potenze del nostro animo per rivolgerle al Signore.
Che dire poi della preghiera Eucaristica II, la sola usata dai neocatecumenali, nella quale il sacerdote ringrazia Dio “per averci ammessi alla tua presenza a compiere il sevizio sacerdotale”, confondendo il suo ruolo Ministeriale, con il sacerdozio comune... (cavalcato, distorcendolo, sempre da Lutero e seguaci vari...)?
Non a caso la lettera di Arinze richiede al punto 6):
6. Il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II.
È opportuno inoltre non trascurare, sull'Eucaristia, altre riflessioni basate, la prima, sull'Ordinamento generale del messale romano e la seconda sul Catechismo della Chiesa Cattolica. Degli importanti documenti, ritenuti irrilevanti per chi si nutre solo delle catechesi kikiane, si trascrivono i punti d'interesse:
Dall'Ordinamento generale del Messale romano
44. Fra i gesti sono comprese anche le azioni e le processioni: quella del sacerdote che, insieme al diacono e ai ministri, si reca all'altare; quella del diacono che porta all'ambone l'Evangeliario o il Libro dei Vangeli prima della proclamazione del Vangelo; quella con la quale i fedeli presentano i doni o si recano a ricevere la Comunione. Conviene che tali azioni e processioni siano fatte in modo decoroso, mentre si eseguono canti appropriati, secondo le norme stabilite per ognuna di esse.
...
86. Mentre il sacerdote assume il Sacramento, si inizia il canto di Comunione: con esso si esprime, mediante l'accordo delle voci, l'unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone maggiormente in luce il carattere «comunitario» della processione di coloro che si accostano a ricevere l'Eucaristia. Il canto si protrae durante la distribuzione del Sacramento ai fedeli. Se però è previsto che dopo la Comunione si esegua un inno, il canto di Comunione s'interrompa al momento opportuno.
Si faccia in modo che anche i cantori possano ricevere agevolmente la Comunione.
...
160. Poi il sacerdote prende la patena o la pisside e si reca dai comunicandi, che normalmente si avvicinano processionalmente.
Non è permesso ai fedeli prendere da se stessi il pane consacrato o il sacro calice, tanto meno passarselo di mano in mano. I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme.
Stralcio dal Catechismo della Chiesa Cattolica
1373 « Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi » (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa: [Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.] nella sua parola, nella preghiera della Chiesa, « dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt 18,20), nei poveri, nei malati, nei prigionieri, [Cf Mt 25,31-46.] nei sacramenti di cui egli è l'autore, nel sacrificio della Messa e nella persona del ministro. Ma « soprattutto [è presente] sotto le specie eucaristiche ». [Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 7: AAS 56 (1964) 100-101.]
1374 Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa « quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti ». [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, q. 73, a. 3, c: Ed. Leon. 12, 140.]
Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero. [Cf Concilio di Trento, Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia, canone 1: DS 1651.]
« Tale presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Dio e uomo, tutto intero si fa presente ». [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 764.]
1375 È per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento. I Padri della Chiesa hanno sempre espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa conversione. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, afferma:
« Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso, che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio Corpo, dice. Questa parola trasforma le cose offerte ». [San Giovanni Crisostomo, De proditione Iudae homilia, 1, 6: PG 49, 380.]
E sant'Ambrogio, parlando della conversione eucaristica, dice:
Dobbiamo essere convinti che « non si tratta dell'elemento formato dalla natura, ma della sostanza prodotta dalla formula della consacrazione, ed è maggiore l'efficacia della consacrazione di quella della natura, perché, per l'effetto della consacrazione, la stessa natura viene trasformata ». [Sant'Ambrogio, De mysteriis, 9, 50: CSEL 73, 110 (PL 16, 405).] « La parola di Cristo, che poté creare dal nulla ciò che non esisteva, non può trasformare in una sostanza diversa ciò che esiste? Non è minore impresa dare una nuova natura alle cose che trasformarla ». [Ibid., 9, 52: CSEL 73, 112 (PL 16, 407).]
1376 Il Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: « Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione ». [Concilio di Trento, Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia, c. 4: DS 1642.]
1377 La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide Cristo. [Cf Concilio di Trento, Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia, c. 3: DS 1641.]
1378 Il culto dell'Eucaristia. Nella liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, tra l'altro, con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. « La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana ». [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 769.]
1379 La santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in modo degno l'Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell'adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche. Perciò il tabernacolo deve essere situato in un luogo particolarmente degno della chiesa, e deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento.
1380 È oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poiché stava per lasciare i suoi nel suo aspetto visibile, ha voluto donarci la sua presenza sacramentale; poiché stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il memoriale dell'amore con il quale ci ha amati « sino alla fine » (Gv 13,1), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica, infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi, [Cf Gal 2,20.] e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore:
« La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione ». [Giovanni Paolo II, Epist. Dominicae Cenae, 3: AAS 72 (1980) 119.]
Il comportamento della comunità credente - che ovviamente ne rispecchia anche l'atteggiamento interiore - suggerito dal Messale (tra l'altro riguarda proprio uno dei richiami della lettera di Arinze) mi sembra perfettamente consono al significato GRANDE di quel che si sta facendo: l'accostarsi, per riceverlo, al Signore in corpo, sangue, anima e divinità...
Vogliamo renderci conto della banalizzazione o, peggio, della profanazione implicita conseguente alla prassi neocatecumenale? E che dire della prassi di non curarsi dei frammenti del pane consacrato, degli insegnamenti che irridono - ora ufficialmente non più - la pratica dell'Adorazione eucaristica nonché dei loro Tabernacoli 'vestiti' di nero [vedi]?
Meditiamo su Ef 4,11-14: "È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore."
di Rinaldo Falsini, su VITA PASTORALE N. 11/2002 (pag. 58 e 59)
Il Cammino neocatecumenale, al quale sono stati dedicati sulla nostra rivista due interventi (VP 2, pp. 84-85; VP 8/9, p. 9), lo scorso 29 agosto ha ottenuto dal Pontificio consiglio per i laici l'auspicato riconoscimento con l'approvazione dello Statuto ad experimentum per cinque anni. Un traguardo lusinghiero, faticosamente raggiunto, che premia il coraggio dei fondatori (Kiko Arguello e Carmen Hernandez), riconosce i sorprendenti frutti spirituali, testimoniati dall'espansione in oltre cento Paesi. Gli Statuti sono un punto di riferimento per gli appartenenti al Cammino e soprattutto per i vescovi, cui compete l'autorizzazione nelle diocesi, e per i parroci, cui spetta la cura pastorale.
Non intendiamo parlare di questo «itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi moderni» (Giovanni Paolo II), ma - dato il suo impatto "ufficiale" nella pastorale di iniziazione cristiana - desideriamo fissare alcune riflessioni relative ai sacramenti di iniziazione, cominciando dal battesimo che è il sacramento "in discussione" o meglio che apre e provoca "la discussione". Il riconoscimento coincide infatti con l'imminente pubblicazione della terza nota pastorale della Cei sull'applicazione del capitolo IV del Rica (Rito iniziazione cristiana adulti), su "Ibattezzati non evangelizzati né catechizzati",proprio quella categoria di persone alla quale si rivolge il Cammino. Indubbiamente la coincidenza può generare qualche difficoltà e confusione, perché i due metodi o itinerari sono diversi: quello del Cammino, sorto nel 1964, è rimasto praticamente immutato (a parte il nome da "catecumeni" a "neocatecumeni" per i battezzati, richiesto a seguito della pubblicazione del Rica nel 1972 dalla Congregazione per il culto divino), mentre il nostro si attiene fedelmente al libro liturgico e porta come titolo: La sete di Cristo. Orientamenti per il completamento dell'iniziazione cristiana degli adulti.
Il metodo del Cammino, impostato sul percorso del catecumenato, pur basandosi sui tre pilastri (tripode) di Parola, liturgia e sacramenti, privilegia il cammino catechetico, con la celebrazione dei sacramenti e della penitenza, nella varietà delle fasi e dei passaggi per la maturazione della fede. II secondo invece abbraccia l'intero complesso evangelizzante-catechetico-sacramentale per un'organica formazione alla fede, ma valorizza i momenti sacramentali, dalla riscoperta del battesimo e delle sue potenzialità, anche di tipo penitenziale, per giungere alla cresima e al culmine dell'eucaristia pasquale, celebrazione plenaria del mistero di Cristo e della Chiesa. La diversità si estende all'intero percorso dal piano catechetico a quello sacramentale, dal piano ecclesiologico a quello pastorale, nel rapporto diretto con la parrocchia.
Nella nostra analisi restiamo entro l'ambito sacramentale dando spazio, oltre al concetto di "catecumenato e iniziazione", al significato e valore del battesimo come punto di partenza e all'eucaristia come quello di arrivo. Nel Cammino neocatecumenale proprio il battesimo, che è l'atto determinante dell'intero itinerario, risulta inefficace, sia perché l'itinerario si sviluppa entro l'ambito del catecumenato, quindi prima o a ritroso, sia perché il momento culminante è la rinnovazione delle promesse battesimali nella notte di Pasqua dopo vari anni di "cammino" e di scadenza domenicale dell'eucaristia, con la regolare celebrazione della penitenza.
Gli aspetti da chiarire sono in primo luogo il concetto di "catecumenato" (e iniziazione), il valore e il significato del battesimo, un itinerario penitenziale, l'eucaristia domenicale come celebrazione della Chiesa. Il Cammino ha scelto fin dall'inizio il termine "catecumenato" che è il secondo periodo dell'iniziazione, finalizzato all'ascolto della Parola (a seguito dell'evangelizzazione) in forma organica, con alcuni riti liturgici, per poi passare, mediante il rito dell'elezione, alla preparazione immediata del battesimo detta della purificazione e illuminazione.
Il Cammino estende l'ambito del catecumenato oltre la prassi antica e moderna. Il catecumeno per sé non dovrebbe essere un battezzato ma un battezzando, e questa forzatura rappresenta una difficoltà non solo di comprensione ma anche di valutazione e di comportamento: tutto si riassume nell'impegno personale, nella prospettiva catechetico-antropologica, entro la "piccola comunità", quasi dimenticando il progressivo agire della grazia divina, di cui l'elezione è il segno più evidente. Il cristiano non si fa da sé ma è fatto da Dio con la propria adesione e collaborazione. Dio deve sempre essere al primo posto, tanto più che è intervenuto mediante il battesimo non riducibile a un impulso né a un fatto casuale ma determinante a tutti gli effetti. Iniziazione è un termine tecnico, di valore teologico che equivale a "entrare" (ineo) nel mistero di Cristo c della Chiesa mediante i tre sacramenti di battesimo, cresima ed eucaristia, detti appunto sacramenti dell'iniziazione cristiana.
Invece sull'evento battesimale il Cammino tace quasi del tutto. E questo è inaccettabile perché l'intervento divino compiuto nella e dalla Chiesa (assemblea liturgica in comunione con la "catholica") è irripetibile, unico, completo. Si ha l'impressione che il Cammino consideri il battesimo limitato alla liberazione dal peccato originale, cioè sull'aspetto negativo anziché positivo, alla sola proveniente gratuità divina in attesa della risposta umana come risposta verbale della fede. Ma se ci interroghiamo sull'azione rituale simbolica ci accorgiamo che è un evento di salvezza che accade ora a favore di un singolo, in ambito ecclesiale, e che sostanzialmente non si differenzia da quello degli adulti. Essere battezzati, con riferimento agli stessi bambini, significa: entrare nella storia della salvezza (dimensione storica), essere aggregati alla Chiesa comunità di salvezza (dimensione ecclesiale), diventare partecipi della Pasqua (dimensione pasquale), iniziare una esistenza nuova (dimensione esistenziale), diventare e vivere da credenti (dimensione di fede). Di tutta questa ricchezza (in termini più concreti: morti e risorti in Cristo, membri del corpo ecclesiale, figli di Dio ecc...) il battezzato dev'essere messo a conoscenza, farne oggetto della sua riflessione e approfondimento, in modo che «viva progressivamente ciò che ha ricevuto».
Si risponderà che questa è "mistagogia" e non catecumenato. Certamente; ma sarebbe assurdo considerarli "catecumeni" perché «la loro condizione differisce da quella» (Rica, cap. 4, n. 295) anche se hanno bisogno di una formazione catechetica e in quanto battezzati essi «sono già stati introdotti nella Chiesa e fatti figli di Dio per mezzo del battesimo. Pertanto - ecco la corretta linea pastorale - il fondamento della loro conversione è il battesimo ricevuto la cui forza debbono sviluppare» (ibi).
Questo sarà il percorso prospettato dalla nota pastorale della Cei, senza escludere un cammino di conversione "penitenziale", specie nel tempo di Quaresima, che la tradizione antica univa alla categoria dei catecumeni e che la riforma conciliare ha rimesso in evidenza nell'ordinamento liturgico: così la penitenza "prima" (battesimo) e la penitenza "seconda" (penitenza e riconciliazione) si affiancano e si muovono verso la Pasqua, o meglio la Veglia pasquale con la celebrazione eucaristica assieme all'intera comunità - la Chiesa nasce e cresce nella Pasqua - ove i battezzati partecipano alla vittoria di Cristo con la loro piena adesione di fede, che coinvolge l'intera esistenza, a quanto il Padre ha compiuto per ciascuno e per tutti nel mistero pasquale di Cristo. Di conseguenza la cosiddetta "rinnovazione delle promesse battesimali" è un rito marginale per la sua origine, per il suo contenuto, soprattutto per la sua formulazione impropria, che dovrebbe essere modificato nella prossima edizione del Messale e trasformato almeno in "professione di fede", come fu scritto su VP 12, 1997, pp. 86-87 (riprendendo una ricerca del 1985 pubblicata in Rivista di pastorale liturgica) e come è stato auspicato in recenti incontri organizzati dall'Ufficio liturgico nazionale.
La prassi privata di rinnovare gli impegni battesimali (o voti o promesse) risale al XVIII secolo ed è stata accolta nel 1951 nella riforma della Veglia pasquale con una certa ingenuità. Porre infatti i due atti di rinuncia a Satana e di fede nella Trinità sotto un'unica dizione (promesse battesimali) è una assurdità; perché la promessa riguarda un oggetto concreto ed è temporanea mentre la fede è personalissima e totalizzante. Si parla poi di "rinnovazione" quando nessuno da piccolo ha fatto simile promessa e dalla riforma conciliare del 1970 i genitori intervengono a titolo personale e non a nome dei loro figli. Già nel Rito della cresima del 1972 il vescovo invita a «rinnovare personalmente la fede che i vostri genitori hanno fatto» e l'assemblea conclude: «Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa» (n. 27).
Sull'eucaristia domenicale, prevista dal Cammino per ogni "piccola comunità" e quindi celebrata in forma riservata, ritoccata in alcuni riti (la pace dopo la liturgia della Parola, soppressione del Credo ecc ...), ci limitiamo a una sola osservazione. Il Concilio ci ha restituito l'antica visione "ecclesiale" (in senso pieno) dell'eucaristia domenicale (Sacrosanctumconcilium 109) a cominciare da san Giustino nel II secolo, al quale il Cammino si ispira per il bacio di pace, che scrive: «Tutti da tutte le parti convengono nel giorno del sole in uno stesso luogo»; e nel postconcilio una lunga serie di documenti - tra i quali Il giorno del Signore (nota pastorale della Cei) che raccomanda al n. 10 «una sola mensa per tutti» - insistono nel mantenere viva e stabile questa coscienza dell'unica eucaristiadomenicale contro ogni dispersione. "Assemblea eucaristica domenicale"- è diventata espressione altamente significativa, fatta propria dalla lettera apostolica Dies Domini del 1998 e proposta come scelta ineludibile. La mancata percezione dell'eucaristia domenicale, culmine e fonte della vita della Chiesa, è una preoccupante lacuna dei neocatecumenali e una enorme distanza del Cammino, la cui teologia riflette ancora quella preconciliare. Prima dei problemi di ordine pastorale sarà opportuno rivedere quelli di ordine teologico e conciliare
La condanna della magia nella Bibbia e nel Magistero della Chiesa cattolica. La Bibbia con frequenza prende posizione contro la magia, l’evocazione di spiriti, le varie forme di divinazione (predizione del futuro a partire dai segni della natura o in rapporto a presagi e sorti di diverso genere) e di superstizione e cioè contro tutto ciò che rende al demonio un culto diretto o indiretto44. La lettura dell’occultismo fornita dalla Bibbia è la base su cui si regge il giudizio della Chiesa cattolica in proposito. Essa, già a partire dalla Didachè45, si è sempre espressa giudicando in maniera assolutamente negativa le pratiche magiche. Abbiamo già considerato la valutazione data dalla Nota pastorale della Conferenza Episcopale Toscana (1994) ad alcune forme di magia. I giudizi che la Chiesa ha espresso durante i secoli46 sono oggi ben riassunti al n. 2117 del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992): «Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte ...
... per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche ....
(44 Alcuni passi particolarmente significativi: – Deuteronomio 18,1014: «[10] Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;[11] né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, [12] perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. [13] Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, [14] perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio». – Geremia 29,89: «[8] Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano.[9] Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore». – Levitico 19,26b: «Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia». – Levitico 19,31: «Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio». 45 Didachè III,4: «Non prendere auspici dal volo degli uccelli, perché ciò conduce all’idolatria; non fare incantesimi, non darti all’astrologia, né alle purificazioni superstiziose, ed evita di voler vedere e sentire parlare di simili cose, perché da tutti questi atti ha origine l’idolatria». La Didachè è il più antico manuale conosciuto per l’insegnamento cristiano, non si sa nulla di certo circa l’autore e l’anno in cui fu scritta. Molto probabilmente fu redatta da un cristiano proveniente dal giudaismo verso la fine del primo secolo; l’origine è verosimilmente siriana. Per un’edizione recente, con introduzione e commenti di AGOSTINO CLERICI: Didachè Letttere di Ignazio d’Antiochia A Diogneto, Paoline, Milano 1998; il passo citato è a p. 18. 46 Per una sintesi su questi giudizi: cfr. CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA, Doc cit.).
... divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento delle credulità altrui». La citazione del Catechismo ci suggerisce due rilievi aggiuntivi, che di seguito andiamo a sviluppare.
Innanzitutto, occorre notare che in essa si fa cenno anche allo spiritismo, che è – come abbiamo messo in luce –, data l’impostazione e le modalità che lo caratterizzano, a tutti gli effetti una pratica magica. Accanto alle organizzazioni spiritiche (a cui si è accennato) è diffusa – anche in Italia –, soprattutto negli ambienti giovanili, la pratica delle «sedute spiritiche» intese come «gioco» o praticate con l’intenzione di voler cogliere qualche rivelazione particolare per il futuro anche da persone che non appartengono a società spiritiche. Tali pratiche sono classificabili nell’ambito delle nuove credenze, in quanto non rientrano nel quadro dei movimenti47 perché prive delle caratteristiche sociologiche (organizzazione, struttura, gerarchia) che qualificano questi ultimi. A proposito della pratica delle sedute spiritiche, Monsignor Giuseppe Casale afferma: «Anche in questo caso non si tratta di fenomeni su cui si può semplicemente sorridere o che possono essere trattati come mere curiosità. Occorre convincersi che la vita cristiana costituisce un tutto organico, e che un cedimento su questi punti porta con sé, presto o tardi, un cedimento generale»48. La Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, nella Nota pastorale La Chiesa e l’aldilà (2000), rilevando che «[…] soprattutto in questi nostri giorni, si vanno moltiplicando comportamenti e movimenti di pensiero, che prospettano la possibilità di un contatto con i propri defunti e che trovano accoglienza anche fra i cristiani»49, mette in guardia i fedeli soprattutto da «[…] una forma di evocazione degli spiriti ritenuta più compatibile con la religione, meno polemica con la Chiesa stessa, anzi più alla ricerca di dialogo e di consenso da parte della gerarchia ecclesiastica. A conferma della presunta ortodossia viene portato il fatto che ai movimenti aderiscono e vi operano, oltre laici e laiche di chiara estrazione cristiana, religiosi e sacerdoti, tra i quali alcuni notissimi per l’attività che svolgono all’interno della comunità cristiana. In alcuni di questi incontri è stata celebrata anche la messa. Ma non basta a garantire la legittimità di queste iniziative la presenza dì sacerdoti, i quali sempre sono tenuti a chiedere al vescovo l’autorizzazione, che non si vede del resto come sia possibile concedere» 50 . La Nota in questione ha peraltro il pregio di suggerire proposte pastorali concrete e attuabili – quali la valorizzazione nella pastorale ordinaria del «senso cristiano della morte»51 e l’istituzione nelle comunità cristiane di un «ministero della ...
(47 Per un inquadramento generale: cfr. M. INTROVIGNE, «L’esplosione delle nuove religioni», in Il cristianesimo e le religioni, numero speciale di Seminarium, organo della Congregazione per l'Educazione Cattolica, anno XXXVIII, n. 4 (1998), pp.719749, disponibile anche in Internet: . 48 MONS. G. CASALE, Doc cit., pp. 2930. 49 CONFERENZA EPISCOPALE DELL’EMILIA ROMAGNA, La Chiesa e l’aldilà. Nota pastorale del 23 aprile 2000, Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2000, n. 11, p.11. 50 Ibid., n. 14, pp.1213. 51 Ibid., n. 20, p. 16).
... consolazione»52 – al fine di porre soluzione al problema dell’adesione dei cattolici ad ambienti in cui si pratica lo spiritismo. Il secondo rilievo ci è suggerito dalle ultime righe del n. 2117 del Catechismo della Chiesa cattolica, laddove si accenna all’ambito delle «pratiche mediche dette tradizionali». Spesso le varie pratiche terapeutiche alternative – dette più semplicemente «medicine alternative»53 – sono caratterizzate o traggono origine da teorie che gettano le radici in visioni del mondo di derivazione orientale o nella teoria del «magnetismo animale», del «fluido» o «energia universale» elaborata dal medico svevo Franz Anton Mesmer (17341815)54 , a proposito del quale Massimo Introvigne scrive: «....Mesmer, come oggi si riconosce, ha inventato […] l’ipnosi prima di Braid, [...] l’attenzione all’inconscio prima di Freud. Non stupisce pertanto che abbia inventato anche lo spiritismo prima delle sorelle Fox»55. Questa teoria si colloca pertanto in un contesto spiritico e veicola un’impostazione e una procedura di tipo magico che influenza le pratiche terapeutiche alternative che ad essa si ispirano56 . Infine, cercando di dare una valutazione globale del vasto e articolato mondo magico, non si può dimenticare il fatto che la magia e le altre pratiche occulte nel loro complesso rappresentano – secondo la dottrina e la pastorale della Chiesa cattolica – un grave pericolo per la psiche e per lo spirito: l’esperienza di molti esorcisti, che trova conferme da parte di vari studiosi, porta a ritenere l’occultismo una buona «porta d’entrata» per possibili problemi di ossessione, vessazione o possessione diabolica. A tal proposito Monsignor Giuseppe Casale scrive: «E’ possibile che la pratica incauta della magia o dell’occultismo apra la strada alla possessione diabolica, ma questa colpisce anche persone che si tengono ben lontane dall’occulto e che non “desiderano” affatto incontrare il preternaturale. La Chiesa insegna l’esistenza del Demonio, la possibilità della possessione diabolica e l’utilità della funzione degli esorcisti […] D’altro canto, gli esorcisti esperti sanno bene che la vera possessione diabolica è un fenomeno molto raro, e che prima di attribuire certi fenomeni al Diavolo occorre esplorare la possibilità di spiegazioni naturali e psicologiche»57.
(52 Ibid., n. 25, p 19. 53 Sul reiki, una pratica terapeutica alternativa assai diffusa, cfr. M. INTROVIGNE, «Il “reiki”: tecnica o religione?», in Cristianità, anno XXVII, n. 285286, gennaiofebbraio 1999, pp. 1517, disponibile anche in Internet: e il mio Il reiki:
. 54 Per una trattazione esauriente su Mesmer: cfr. ERMANNO PAVESI, «Alle origini dello spiritismo: Franz Anton Mesmer e il “magnetismo animale”», in CESNUR (a cura di M. INTROVIGNE), Lo spiritismo, cit., pp. 97119. Sul magnetismo cfr. anche la parte terza «Radioestesia e magnetismo» in PHILIPPE MADRE FERNAND SANCHEZ, Il fascino dell’occulto. Parapsicologia, radioestesia, astrologia, magnetismo e vita cristiana, Àncora, Milano 1994, pp. 107172. 55 M. INTROVIGNE, Il cappello del mago, cit., p. 291. 56 A tal proposito, relativamente al caso di una pratica terapeutica alternativa: cfr. il mio «Pranoterapia: dono naturale o guarigione spiritica?», in «Una voce grida…!», n. 7, giugno 1998, pp. 2223, disponibile anche in Internet: . 57 MONS. G. CASALE, Doc. cit., pp. 2728).
Tratto dal testo di Andrea Menegotto, Magia Magie Maghi
Il satanismo è un movimento che si interessa al personaggio della Bibbia chiamato Diavolo o Satana e ne fa un punto di riferimento principale della sua ritualità. Satana può essere considerato semplicemente uno stato di coscienza superiore dell’uomo (come nel satanismo razionalista) ovvero un personaggio preternaturale (come nel satanismo occultista): ma la centralità di Satana, nel discorso e nel rituale, è essenziale perchè si possa parlare di satanismo. Secondo alcuni studiosi il satanismo si muove nella storia secondo un andamento pendolare. Piccoli gruppi di satanisti salgono all’onore delle cronache. Poichè l’adorazione esplicita del male è, per definizione, intollerabile, la presenza dei gruppi satanisti, per quanto piccoli, determina reazioni che appaiono rapidamente come sproporzionate, attribuendo ad essi una dimensione, un rilievo, una capacità di influire su vicende anche sociali e politiche che in realtà non hanno.
Questo antisatanismo organizzato finisce per essere screditato dai suoi stessi eccessi. Ciò permette il riemergere di nuovi gruppi di satanisti che, per un certo tempo, sono tollerati dalla società, finchè si determina una nuova reazione, e così via.
Il satanismo si manifesta per la prima volta intorno al 1700, ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV, dove si organizzano le prime messe nere nelle quali il Diavolo è adorato per ottenere favori o vantaggi materiali. Il fenomeno si diffonde nel settecento nel Ducato di Modena, in Italia, in Inghilterra e probabilmente in Russia. Questo proto-satanismo determina una prima ondata di anti-satanismo, che finirà per attribuire all’azione occulta dei satanisti due fenomeni a diverso titolo sconvolgenti per il mondo cristiano: la rivoluzione francese e la diffusione dello spiritismo. L’esasperazione antisatanista dà luogo ad uno stile di pensiero manifestatosi nella paradossale letteratura che vedeva, dietro i principali avvenimenti dell’epoca, l’opera di congreghe segrete di satanisti.
Secondo l’effetto pendolare cui si è fatto cenno, l’antisatanismo nel periodo 1850-1890 è talmente screditato da consentire il sorgere, in quegli anni, in Francia e Belgio, di un piccolo movimento satanista, relativamente indisturbato. Seguì secondo lo stesso schema pendolare, un’ondata di antisatanismo particolarmente virulenta.
Ai satanisti, riuniti in una misteriosa setta, il "palladismo", sono attribuite, in particolare, tutte le attività della massoneria, all’epoca impegnata in un duro scontro con la Chiesa Cattolica.
In pochi anni vengono pubblicate decine di opere inerenti all’attività dei palladisti secondo le quali questi, ispirati direttamente da Satana, guidino segretamente la massoneria e controllino numerosi Governi europei. Si scoprirà poi che, per diretta ammissione di uno dei suoi esponenti, la storia del palladismo non fu altro che una pura invenzione per screditare l’estrema credulità dei cattolici. Tuttavia la vicenda, che rimane oscura sotto molti aspetti, cagiona una riemersione dei satanisti veri che dalla stampa di inizio secolo sono trattati con indulgenza e persino con simpatia. Sono questi gli anni in cui sull’ambiente satanista è esercitata la crescente influenza di Aleister Crowley (1875-1947). A rigore non satanista, Crowley scrive nella sua opera "Magick", che il Diavolo non esiste veramente come persona.
Per questo personaggio, i satanisti dell’ottocento, con tutta la loro pretesa devozione a Lucifero o Belial, erano nel loro spirito cristiani, perlopiù cristiani inferiori, giacchè i loro metodi erano puerili. Per quanto riguarda i rituali, Crowley rimane una fonte continua di ispirazione per tutto il satanismo successivo. Un anello di collegamento importante è costituito da John Whiteside Parsons (1914-1952), un ingegnere e scienziato californiano, celebre esperto di esplosivi, che elabora nella Loggia Agapè le idee di Crowley, trasformandole in culto dell’Anticristo. Con Parsons ci troviamo alla vigilia del vero e proprio satanismo contemporaneo, che nasce con un cineasta underground di Hollywood, Kenneth Anger e con il suo amico Anton Sandor LaVey (pseudonimo di Howard Stanton Levey, 1930-1997), fondatori, nel 1961, di un’organizzazione chiamata Magic Circle e nel 1966 della Chiesa di Satana.
Tensioni interne tra un’ interpretazione del satanismo razionalista di LaVey e una occultista, che fa capo al luogotenente di questi, Michael Aquino (all’epoca Colonnello dell’esercito statunitense, specializzato in guerra psicologica e disinformazione), porteranno, nel 1975, allo scisma di Aquino che fonderà il Tempio di Set, che costituisce oggi la maggior espressione del satanismo organizzato su scala internazionale.
Classificazione
Dalla vasta ed eterogenea casistica, caratterizzata sovente da mutue contaminazioni tra i diversi orientamenti dottrinari, si possono astrarre quattro diverse correnti di satanismo:
- il Satanismo razionalista: Satana è il simbolo della visione del mondo anticristiana ed edonista (LaVey) (1) ;
- il Satanismo occultista: accetta la visione del mondo descritta dalla Bibbia, la storia della Creazione, la cacciata dal Cielo degli Angeli ribelli poi divenuti demoni, schierandosi dall’altra parte, al servizio del Diavolo. è un culto organizzato con gruppi strutturati e gerarchici (Aquino);
- il Luciferismo: è il satanismo di orientamento manicheo. Venera Lucifero ma non lo considera il principio del male, bensì il ribelle contro Dio Creatore, complementare a Dio;
- il Satanismo acido: è formato da gruppi satanici composti prevalentemente da giovani che accompagnano alla ritualità l’uso di droghe.
Gli studiosi distinguono nettamente tra un satanismo degli adulti, che si articola in gruppi che hanno una continuità dottrinale e dei rituali, capi identificabili, sedi, talora anche pubblicazioni e un satanismo giovanile, composto di gruppuscoli di minorenni, privi di una continuità organizzativa e rituale, che inscenano cerimonie sataniche selvagge sotto l’influsso di film, trasmissioni televisive, fumetti e rock satanico.
Entro ambiti sufficientemente certi, le statistiche sul satanismo degli adulti possono essere ricostruite in modo piuttosto preciso, poiché è difficile che gruppi organizzati di una certa consistenza e capaci di perdurare nel tempo, sfuggano completamente al rilevamento da parte di specialisti, giornalisti o Forze di Polizia.
Le statistiche sul satanismo giovanile, o acido, sono invece, per definizione, ipotetiche e fluide perchè molti gruppi possono essere rilevati soltanto in occasione della commissione di reati o del verificarsi di incidenti. Sono molto più difficili da censire e anche più pericolosi, non tanto per una maggiore intrinseca violenza quanto per le minori possibilità di sorveglianza e controllo.
Trattasi di gruppi di adolescenti che praticano una ritualità copiata da una certa letteratura da siti internet o da film e fumetti e rappresentata da: sacrifici di animali, atti sessuali accompagnati dalla rottura di un crocifisso o di un altro simbolo cristiano, profanazione di chiese e, più spesso, cimiteri.
Nei gruppi giovanili è più facile che sia completamente perso il senso del limite fra metafora e realtà e che, quindi, sotto l’influsso della droga, si trascenda in atti di violenza carnale e, in casi più rari ma non inesistenti come dimostrato dall’attualità, in sacrifici umani.
Elementi strutturali
Generalmente, i satanisti si organizzano in strutture quasi gerarchiche dove emergono varie figure (2) . Innanzitutto quella del sacerdote, che ha un indubbio ruolo propositivo e di guida dei fedeli o adepti. Personaggio a volte controverso, oltre alla conduzione spirituale diviene punto di riferimento per i partecipanti. Presiede quella che è definita ‘messa nera’, che si articola secondo cerimoniali caratterizzati da riti orgiastici, atteggiamenti, discorsi ed espressioni sacrileghe che hanno l’evidente obiettivo di ridicolizzare la messa cattolica, infierendo su figure centrali del culto cristiano. Rivalità, concorrenza, prepotenza, individualismo, arroganza, mitomania e ignoranza, giocano un ruolo importante. La relazione che si stabilisce tra guida e adepti, è di dipendenza psicologica, economica e, molto spesso, sessuale. Ha origine nella segretezza, nell’obbedienza, nella sudditanza e nell’intimidazione. Il terrore, è l’elemento dominante nel difficilissimo percorso di allontanamento dalla setta.
Posto che, come sopra accennato, sussiste una netta distinzione tra movimenti organizzati e satanisti fai da te, caratterizzati dallo spontaneismo e dalla carenza strutturale, sono stati rilevati elementi che denotano, soprattutto nelle sette maggiori, una precisa e rigida articolazione organizzativa, essenzialmente finalizzata alla conservazione del gruppo e all’elusione dei tentativi di infiltrazione e controllo esterni. Si parla, in proposito, di tre cerchi corrispondenti a tre diversi settori, aventi livelli di segretezza commisurati al grado di tutela da garantire agli interessati: il primo cerchio, quello esterno, è formato da personaggi che appaiono pubblicamente e riferiscono al cerchio medio, i cui membri sono a loro noti; questi ultimi hanno il precipuo compito di sorveglianza del nucleo o cerchio interno, formato da elementi non conosciuti, dal quale ricevono istruzioni attraverso precise codificazioni. Si è detto anche, come ad esempio per la ventata di uccisioni del mostro di Firenze in ordine a
lle quali taluno ha ravvisato una ritualità satanica, che esiste un terzo livello, che ovviamente non riguarda le sette del sabato sera, formate da adolescenti che si ritrovano per i riti nei boschi o in casolari abbandonati, ma le sette storiche come il Tempio di Satana, che hanno sedi fisse in circoli esclusivi e inaccessibili, nelle quali è difficile entrare ed è quasi impossibile, a differenza dei gruppi fai da te, che vi siano dei fuoriusciti.
Come nei Testimoni di Geova vi sono membri con funzioni ispettive delle varie Sale del Regno; le congreghe più strutturate inviano ispettori nelle varie sedi periferiche allo scopo di monitorare e segnalare ogni eventuale anomalia, eccessi o attività scoperte.
Nonostante sia apertamente negato, da alcuni dei massimi studiosi, il contatto tra satanismo organizzato tradizionale e gruppi giovanili, vi sono testimonianze in ambito medico e religioso in cui, nei racconti di pazienti o fedeli poco più che adolescenti, ricorre frequentemente la figura di un personaggio misterioso e superiore collegato ad un’altra realtà territoriale satanica. Le stesse Bestie di Satana, secondo le acquisizioni dei medesimi specialisti, hanno frequentato ambienti di Torino, Racconigi (TO) e Biella.
Il satanismo nella musica
Tra gli studiosi è diffuso il convincimento della necessità di adoperarsi per sbarrare la strada ad un certo satanismo provocatorio orientato verso alcune fasce giovanili, costituito essenzialmente, oltre che da determinati tipi di letteratura, giochi virtuali ed altro, dal rock satanico. Sono numerosi i casi di cronaca che, negli ultimi anni, hanno ricondotto crimini misteriosi ed inspiegabili all’influenza di questo genere musicale. L’omicidio di suor Maria Laura Mainetti, commesso da tre ragazze minorenni di Chiavenna, richiamò l’attenzione sull’influenza di messaggi blasfemi lanciati da determinati gruppi rock: in questo caso, una delle tre era un’adoratrice della discussa rockstar Marilyn Manson. La questione, tuttavia, deve essere affrontata con equilibrio e non bisogna lasciarsi imbrigliare dagli atteggiamenti estremistici degli scettici o dei catastrofisti.
Il primo riferimento al mondo del satanismo compare già sulla copertina di uno dei dischi più famosi della storia del rock: Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles (1967). Sulla copertina dell’album compaiono tanti personaggi noti tra cui, in alto a sinistra, spicca l’immagine di un uomo calvo, Aleister Crowley. Negli ambienti rock degli anni sessanta, in cui fioriva l’interesse per l’esoterismo, Crowley era considerato un personaggio di moda, apprezzato per la sua natura trasgressiva e per l’invito a rifiutare ogni regola imposta dall’alto.
Negli anni ‘70 nasce l’hard rock, caratterizzato da suoni metallici, chitarre elettriche distorte e voci potenti. Tra i pionieri del genere al gruppo inglese dei Led Zeppelin va attribuito un ruolo fondamentale per i rapporti tra musica e satanismo. Il famoso e straordinario chitarrista del complesso, Jimmy Page, è un accanito sostenitore delle dottrine di Crowley e il suo interesse per l’occultista è tale da spingerlo a collezionare tutti i suoi oggetti personali: libri, manoscritti, cappelli, quadri, tuniche per i rituali. Page vive, addirittura, nella casa in cui Crowley abitava. I Led Zeppelin sono il primo gruppo a far uso di simboli satanici sulle copertine degli album. In particolare sul III, vicino all’etichetta del disco, Gimmy Page fece incidere il motto di Crowley: "Fai ciò che vuoi." Anche Jim Morrison, dei Doors, era profondamente coinvolto nell’occulto. Dichiarò: "L’oscurità, il male, il selvaggio, sono per noi territori da sondare, da percorrere cavalcando il serpente... Il mio è anche un invito ai poteri oscuri, alle forze del male, perchè escano allo scoperto."
Negli anni ‘80 e ‘90, la corrente hard rock si fa sempre più dura, originando il filone dell’heavy metal (metallo pesante). Con questo genere musicale, il satanismo diventa esplicito, con una forte tendenza all’uso di tematiche esoteriche nei testi delle canzoni e nelle immagini delle copertine. Tra i gruppi più rappresentativi: i danesi Mercyful Fate. Una loro canzone, Don’t break the oath, recita la formula di un vero e proprio patto con il Diavolo. Dello stesso genere sono i Deicide, il cui leader, Glen Benton, è arrivato al punto di farsi marchiare a fuoco una croce rovesciata sulla fronte, mantenendo perennemente l’ustione prodotta.
Non si può sottacere l’influenza che messaggi sacrileghi lanciati da determinati gruppi possano avere nell’immaginario dei minori, ma va anche detto che spesso l’informazione tende a confondere e a mascherare le ragioni ultime di un problema che va affrontato alla base. è vero che la musica può fare da ponte verso il mondo dell’occultismo, ma qual’è la condizione che spinge sempre più giovani verso pratiche esoteriche e all’adesione a sette sataniche?
Le nuove generazioni vivono una condizione di fragilità e incertezza che le spinge alla ricerca di sicurezze o alla semplice immedesimazione in un mondo di valori distrutti, alterati, mascherati da quella che può apparire una spudorata operazione di marketing: quella del rock satanico. Un’operazione che riesce a condizionare le menti più fragili e che per questo rischia di diventare pericolosa. Nel volto di Marilyn Manson si può scorgere l’inconfutabile esempio dell’anticristo, ovvero un artista che sa fare musica e gioca con sottile genialità sul personaggio che ha creato: paradigma di chi sa come colpire l’immaginario giovanile e dei media che, con la loro critica contro, non fanno altro che pubblicità a favore di un personaggio che costruisce la sua fama più sugli scandali e sulle dichiarazioni shock plateali, che sulla sua musica.
Da sempre lo scandalo vuol dire audience e quindi soldi, come hanno capito le case discografiche che sfornano un Lucifero dietro l’altro e le riviste rock che parlano di satanismo e musica, che attirano curiosi, trasgressivi, problematici e creduloni. Spostando l’attenzione su questi personaggi, il successo è assicurato, ma il problema sta altrove, va cercato in una società che ovunque manifesta i suoi difetti. Tuttavia è questa una responsabilità grave. Ancor più grave è che gran parte di questa cultura musicale venga veicolata da vere e proprie multinazionali attraverso la riproposizione ai giovani di modelli da imitare. Allora, non si può non riflettere sui contenuti di cui queste persone sono portatrici e della cieca tolleranza di una società che lascia diffondere atteggiamenti sintomatici di una patologia forse più grave di quella di cui sono affette talune fasce giovanili.
Pratiche rituali
Sui rituali satanici di magia nera e messe nere, vi è una letteratura molto vasta. Diffusissimi in rete, dove è anche possibile partecipare a riti virtuali, sono i testi che trattano la materia, perlopiù in vendita in varie librerie o negozi di articoli magici.
La ritualità satanica insegna il disprezzo della vita con umiliazioni dolorose che suscitano odio. La personalità si deteriora come si perde progressivamente il senso del valore della vita propria e altrui. L’unica divinità è l’uomo e Satana è il simbolo da onorare, perchè concederebbe all’uomo un dominio sugli altri e le soddisfazioni terrene cui aspira.
Per ammissione degli stessi praticanti, il satanismo è egoismo, odio, individualismo, guerra a tutto ciò che ostacola il raggiungimento del piacere e del gusto di fare del male agli altri (3) . L’iniziazione, infatti, tende ad umiliare e scardinare la personalità attraverso il dolore fisico e psicologico, instillando il disprezzo verso la vita.
Accompagnati dall’uso di sostanze stupefacenti, durante i rituali si abbassano i livelli di critica e di percezione del pericolo. Va da se che il superamento dei limiti della legalità può costituire una logica conseguenza. Ne derivano abusi sessuali, maltrattamenti di persone o uccisione di animali, pratiche raccapriccianti su feti, violazioni di tombe e uso di liquidi organici. Non tutti i riti prevedono comportamenti criminali, perchè alcuni di essi sono eseguiti esclusivamente con candele, incensi, disegni sul pavimento o sul muro e qualche evocazione o invocazione.
Un denominatore comune delle preghiere dei satanisti è la loro recita o lettura al contrario. Ciò non vuol dire che certi riti non siano ugualmente pericolosi. Infatti, oltre a un danno economico, coloro che appartengono ad una setta, sono generalmente affetti da dipendenza psicologica e da frequenti disturbi della personalità. Spesso sono giovani minori che versano in una fase cruciale della loro vita interiore o che sono bisognosi di sostegno familiare. Negli adulti si registra invece un iposviluppo della personalità e l’assenza minima di valori appropriati, associata ad una scarsa autostima.
Le tecniche predilette dai capi per ottenere il controllo degli adepti sono, infatti, di tipo prevalentemente fisico-psicologico-bisessuale. Il requisito fondamentale dei satanisti, soprattutto di quelli al vertice, è la capacità di manipolazione o dissociazione del soggetto che spesso cade in uno stato di trance, in cui può ricevere qualsiasi istruzione, che sarà rievocata nello stato di coscienza vigile. I capi, inoltre, sono dotati di abilità di comunicazione e istrionismo tali da meravigliare e sedurre, di convincimento, nonché della capacità di instaurare rapidamente legami empatici di qualsiasi tipo nella sfera intima dell’interlocutore.
L’adepto, di solito una personalità schizoide, dovrà convincersi di aver acquisito dei poteri e maggiori energie che potrà incrementare con la totale devozione al capo. Ciò, non di rado, attraverso una sequela infinita di costosi corsi di perfezionamento, nell’illusione di poter assurgere a livelli sempre più alti.
Da circa dieci anni, nei rituali europei sono entrate contaminazioni africane, soprattutto di origine Yu Yu, che hanno dato luogo ad una variabilità sconfinata di riti. Questi seguono metodologie molto diversificate, arricchendosi di molteplici aspetti a seconda della fantasia di chi li pratica.
Le sette organizzate adottano, in genere, precisi rituali che seguono pedissequamente le indicazioni dei testi come Goetia, il manuale elaborato da Crowley. In ogni caso, soprattutto tra quelle maggiori, l’iter seguito è improntato ad una puntigliosa precisione e verifica continua di tutte le circostanze e situazioni necessarie: esposizione a nord della sala dove si celebra la messa nera; coincidenza di costellazioni astrali favorevoli; uso di determinati attrezzi magici; ecc...
La meticolosità, talvolta paranoica, è giustificata dall’eventualità che, riti celebrati ad esempio per lanciare malefici, in caso di errore nella valutazione di alcune circostanze od omissione di essenziali condizioni, potrebbero colpire i medesimi autori e non la persona o le persone contro le quali sono invocati.
Il compimento del rito prevede l’uso di un altare, che generalmente è rappresentato da una donna nuda. Sovente si ricorre anche all’impiego di giovani. Da alcune testimonianze di fuoriusciti, assunte attraverso operatori medico-religiosi, sono emersi raccapriccianti aspetti di alcune ritualità aventi per oggetto: feti di aborti provocati; l’introduzione di piccoli animali nelle cavità naturali della donna; l’uso di sangue mestruale per siglare accordi; sacrifici di animali per lanciare maledizioni. In particolare, è stato dettagliatamente descritto lo svolgimento di una "messa nera", celebrata in una chiesa di forma ottagonale ubicata nei pressi della Basilica di Superga, a Torino.
Nel momento centrale del rito, venivano amputate le zampe ad una capra e gettate su di un fuoco. Contestualmente tutti i presenti invocavano un demone invitandolo a recarsi dalla persona designata per procurarle la stessa mutilazione. I medesimi testimoni, che sarebbero stati gravemente minacciati, hanno fatto riferimento ad una pericolosa "Setta della Mano Nera", risalente al settecento che, come quella denominata "Gli Illuminati"di Baviera (e della sua propaggine "Gli Illuminati di Tanatos"), compirebbe con cadenza annuale un sacrificio umano per il quale verrebbero prescelti come vittime barboni o prostitute.
Il satanismo acido in Italia
Come sopra specificato, la conoscenza del satanismo nelle sue articolazioni giovanili è, per definizione, ipotetica e impalpabile, atteso che essa è occasionata dal verificarsi di incidenti o reati connessi alla celebrazione di riti e alle conseguenti inchieste giudiziarie, intorno alle quali, con la complicità di una informazione sovente morbosa e incline all’esasperazione del fenomeno, si generano allarmi parossistici circa l’esistenza di diffuse realtà e dinamiche considerate comunemente aberranti e inammissibili.
Le Bestie di Satana
Nel gennaio del 2004, l’arresto di Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin, colti pressoché nella flagranza del barbaro assassinio di Mariangela Pezzotta, aprì uno squarcio sull’attività delle Bestie di Satana, gruppo satanista al quale, le successive indagini, legarono altri due casi di omicidio e l’induzione al suicidio di due giovani adepti.
Il gruppo costituitosi intorno al 1995, raccoglieva giovani residenti fra il basso varesotto e l’alto milanese, coinvolti soprattutto in questioni di devianza, droga, alcool e sesso vissuto in maniera ossessiva, nonché appassionati e interpreti di una frangia estrema del rock satanico.
In particolare, dai diari di alcuni dei coinvolti, emerge univocamente l’interesse per tematiche e ritualità di genere vagamente occultistico e satanico. La stessa Chiara Marino, una delle vittime, aveva allestito nella sua stanza un altarino, con candele nere, un telo con una stella a cinque punte e la riproduzione di un grosso piede di caprone e un teschio. Inoltre, uno degli accusati, Mario Maccione, era ritenuto un medium che, durante i riti celebrati dal gruppo, veniva posseduto dai demoni. Dal contesto giudiziario, ancorchè con qualche discrepanza addebitabile verosimilmente anche alle diverse strategie difensive poste in essere dai legali degli imputati, gli assassini paiono collocarsi in un contesto rituale satanico.
Nel febbraio 2006, la Corte d’Appello del Tribunale dei Minori di Milano condannò alla reclusione di 16 anni e 9 mesi i due imputati minori.
Nell’ottobre dell’anno successivo, dopo tre gradi di giudizio, il processo si concluse con pene detentive che andavano tra i 12 e i 20 anni per gli imputati maggiorenni.
I Bambini di Satana
Dopo un’esperienza giovanile nella "Fratellanza Cosmica" di Bologna, culto ufologico, Marco Dimitri, formatosi con le letture di Aleister Crowley, si dichiara satanista di stile pagano e fonda nel 1982 i "Bambini di Satana".
Il gruppo celebra i suoi rituali in vecchi casolari diroccati e boschi della provincia di Forlì, fra Rimini e Riccione, nel pesarese e nei dintorni di Bologna.
Il nome "Bambini di Satana" è riferito sia al bambino interiore, ovvero a quella creazione propria la cui struttura è originata nell’Opera Magica gestita dalla Volontà, sia alla purezza di un satanismo originario che solo eterni bambini possono riscoprire. Le pratiche comprendono rituali di evocazione, in cui non mancano elementi tantrici e di magia sessuale, dove tutti hanno rapporti con tutti, anche di tipo omosessuale, nonchè attività rivolte al pubblico. L’iniziazione avviene tracciando il numero 666 con il sangue del fondatore sulla fronte dell’iniziato o dell’iniziata, che riceve così il marchio della Bestia. Il novizio deve redigere di proprio pugno e sottoscrivere con il proprio sangue, un patto in cui si impegna indissolubilmente ad essere fedele all’Opera Magica, proclamandosi Satana e dio di se stesso:
"Giuro di essere fedele all’Opera dei Bambini di Satana e a Satana stesso, inteso come me stesso eretto nella mia natura, nel mio ego divino. Giuro lealtà nel mio operare, nel proseguire per esso, alla mia forma di iniziazione. Sigillando la mia firma con una goccia del mio sangue, io mi proclamo Satana."
La setta offre una gamma completa di servizi ai suoi adepti, distinti in quattordici diverse categorie di rituali. Tra questi si evidenziano la celebrazione di matrimoni eterosessuali e omosessuali, anche a tre e qualunque sia il sesso, nonché le unioni incestuose tra persone con qualsiasi grado di parentela e sesso. Per i cattolici, o per coloro che hanno professato altri culti, è prescritta una cerimonia di annullamento dei rispettivi riti battesimali.
Secondo Dimitri, Satana è denaro, arte e orgasmo, musica, lesbismo e tradimento. La sua filosofia satanica è imperniata sull’esaltazione: del vizio; dell’arte, perché demoniaca per eccellenza; della guerra come vita insita nella materia; della scienza come nemica della religione; dello spirito, che è soprattutto orgoglio e confidenza in se stessi; della ricchezza, amata da Satana e che è la materia resa perfetta sotto il punto di vista del piacere.
Dimitri ha ambizioni certamente non modeste quando dichiara: "...dopo la morte di Crowley, la caduta di LaVey e di Manson (entrambi inutili prima e dopo la loro fine), data l’idiozia dell’idea dell’esistenza di una Chiesa di Satana, ridicolo controsenso, mi propongo quale riferimento mondiale del culto demoniaco. Il mio fine è di essere la giovane guida di tutti i demoni della terra."
Alle fine degli anni ’80, varie inchieste giudiziarie, poi archiviate, nonché la pubblicità derivante dalla partecipazione di Dimitri a trasmissioni televisive, apportano un sensibile incremento al numero degli adepti dei Bambini di Satana.
Nel 1996, tuttavia, a fronte di gravi accuse di violenza carnale ai danni di una minorenne e di un bambino, Dimitri è tratto in arrestato con due seguaci della setta. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Efrem Del Gatto, maestro dell’omonima Confraternita e l’attrice romana Cristina Bagnolini.
Prosciolti da ogni accusa con formula piena nel 1997, dopo due anni, in seguito ad altre denunce poi rilevatesi infondate, il gruppo ritorna nel mirino della magistratura.
Pertanto, è fondato asserire che se, da un lato, la sovraesposizione mediatica ha apportato di fatto ad una crescita quantitativa, altrimenti impensabile, dei Bambini di Satana, dall’altro, essa può essere considerata una concausa delle numerose disavventure giudiziarie. Tali connessioni tra pubblicità, proselitismo e indagini di Polizia, sono evidentemente ben presenti nelle sette strutturate che decisamente prediligono il basso profilo.
Il culto satanico organizzato nel Piemonte
e nel contesto urbano torinese
La mitologia secondo cui Torino, facendo parte di triangoli magici con altre due città, identificate di volta in volta in modo diverso, sarebbe quindi la città di Satana non è di origine antica e risale agli anni 1968-1972.
La leggenda secondo cui quarantamila satanisti sarebbero presenti a Torino, è stata creata in quegli anni da un gruppo che riuscì ad accreditare la notizia totalmente fantastica, come si scoprì poi nel 1988. Questo si rifece ad un precedente storico risalente al periodo 1850-1870, durante il quale il governo risorgimentale piemontese si mostrava straordinariamente tollerante con tutte le forme di religiosità non cattolica o anticattolica, che riteneva strumentalmente utili alla sua polemica contro la Chiesa di Roma. In quegli anni, il Piemonte e Torino in particolare, vivono di conseguenza una tolleranza, unica in Europa, verso movimenti religiosi e magici, spiritisti, occultisti.
Benchè non sia mai stata provata la presenza a Torino neppure di un solo satanista nel senso stretto del termine, le voci abbondarono e la presenza pubblica di occultisti e maghi che organizzavano provocazioni anti-cattoliche creò, nella letteratura anti-piemontese e anti-risorgimentale, la fama di città del diavolo. Dopo la presa di Roma del 1870, caddero le ragioni strumentali della tolleranza piemontese verso i maghi e, nel 1890, con il cosiddetto "Processo delle sonnambule", la polizia e la magistratura torinese diedero un chiaro segnale che i tempi d’oro per la libera pratica delle arti oscure a Torino erano finiti.
La leggenda, però, continua.
Formate da poche decine di membri, il mondo del locale satanismo organizzato si sostanzia, in primis, nelle due Chiese di Satana di Torino, differenziatesi sulla base del carattere razionalista od occultista del loro indirizzo (4) .
Secondo alcuni, ma ci sono voci discordanti, le loro messe nere hanno un rituale meno macabro di quello di altri gruppi, non si attuano riti orgiastici nè si praticano abusi sessuali, ma celebrazioni nel corso delle quali viene gridato l’odio verso Dio, si profana il crocifisso e viene consumata l’amrita, una mistura di seme maschile e secrezione femminile. Le due Chiese non hanno mai svolto forme organizzate di proselitismo, reclutando nuovi adepti solo sulla base di contatti personali. I riti sono simili benchè la setta occultista preferisca praticarli all’aperto. Trattasi di sette molto chiuse che non hanno mai avuto sedi, costituito associazioni o pubblicato giornali. Cosa ancor più rara, e ciò spiega la loro durata, non hanno mai cercato contatti con giornalisti. La Chiesa di Satana sembrerebbe in sonno dal 1997 (il che non esclude che i pochi membri superstiti si ritrovino occasionalmente per cerimonie e rituali). Tuttavia, la corrente occultista continua a celebrare un rito annuale estivo all’aperto in una zona a Ovest di Torino. Negli ultimi anni, lo scalpore suscitato dai delitti delle Bestie di Satana, sembra aver consigliato una ulteriore riduzione delle attività.
Altra setta con minore seguito locale è "Il Tempio di Set": gruppo satanico americano, fondato nel 1975 da Michael Aquino, ex appartenente alle Chiese di Satana.
La principale rappresentanza italiana si trova a Napoli ed è stata accusata, fra l’altro, di aver organizzato una messa nera nei sotterranei dello stadio San Paolo. Altre ramificazioni sono presenti in quasi tutte le province italiane ed una delle più numerose si trova a Torino.
Per celebrare i propri rituali, la setta si avvale di coreografie che si rifanno all’antico Egitto, in offerta ad un Dio nero spesso raffigurato insieme con divinità egizie.
La setta si ispira a scritti di Platone, Pitagora e Crowley.
Sono state indirettamente rilevate tracce anche delle sette denominate "I Figli di OID" e "Urgandisti". Quest’ultima opererebbe nel vercellese, ma se ne ignorano l’esatta consistenza e i suoi referenti. OID è la parola DIO scritta al contrario. Altre presenze esoteriche a Torino, a rigore da non includere nel fenomeno sette sataniche, sono quelle che possono essere inquadrate nella controversa categoria dei gruppi di magia cerimoniale, che può essere intesa come forma di esperienza magica dove l’attenzione è posta sull’efficacia delle cerimonie, sulla loro capacità di funzionare e di ottenere risultati, più che sulla legittimità della catena iniziatica, anche se questo secondo momento non è assente nè trascurato.
Alle origini della magia cerimoniale moderna si situa l’"Hermetic Order of the Golden Dawn" fondato nel 1888 a Londra. Dopo pochi anni, l’Ordine si frammenta in una miriade di ramificazioni autonome. Fra queste, due delle più note, cruciali per la magia cerimoniale contemporanea, sono fondate da Aleister Crowley e Dion Fortune. Di questa peculiare categoria, di cui faceva parte l’OTO (Ordo Templi Orientis), a Torino non se ne rinvengono tracce recenti. Nel 1987, a Novara, viene fondato il "Sovrano Ordine del Tempio della Via della Luce" (SOTVL). Nella stessa città, nel dicembre del 1997, l’Hotel Bussola ospitò, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Aleister Crowley, il 1° convegno Thelemico internazionale sul tema "La magia della stella e del serpente: arti, scienze ed erotismi di un nuovo rinascimento". All’iniziativa parteciparono circa ottanta persone.
Conclusioni
In definitiva, l’esame obiettivo del fenomeno, in particolare di quello emergente sul territorio piemontese, tradizionalmente fucina privilegiata delle arti esoteriche, porta a concludere che esiste un’esigua presenza di movimenti satanisti organizzati con testi, dirigenti e riferimenti ad una dottrina e ad una tradizione specifiche, con poche decine di membri complessivi. è necessario ribadire che non bisogna confondere con il satanismo realtà diverse quali: spiritismo, magia cerimoniale, neo-stregoneria o neo-paganesimo. Oggi non ci sono a Torino più satanisti di quanti ve ne siano in altre grandi metropoli italiane od europee.
In Italia sarebbero pochissime centinaia gli affiliati a gruppi organizzati di satanisti e alcuni di questi, come il "Tempio di Pan" (già Impero Satanico La Luce degli Inferi e Chiesa del Grande Ordine di Satana) un gruppo luciferiano che operava nell’Italia centrale e la "Confraternita di Efrem Del Gatto" (CEDG) attiva a Roma, sembrano avere cessato le loro attività.
Da questa tipologia di satanismo, va distinto quello composto da bande di balordi, in genere, ma non sempre, giovani costantemente in contatto con il mondo della droga che, ricavando confuse informazioni dalla stampa, da internet o da particolari generi musicali, si costruiscono un satanismo fai da te. Questi gruppi, che non sono organizzati, non hanno pubblicazioni, sedi, sfuggono a qualsiasi controllo e si manifestano solo attraverso la perpetrazione di reati di vario genere (5) .
La circostanza, tuttavia, che la voglia di trasgressione giovanile rimanga, sotto un profilo penale statisticamente circoscritta non deve autorizzare forvianti interpretazioni. Il fenomeno rimane, per la maggior parte, sommerso da un meccanismo insidioso e violento, immanente ad ambienti dove imperano la devianza, la prevaricazione, l’emarginazione e la droga.
E' chiara espressione di un disagio giovanile non necessariamente legato a problemi di povertà in senso economico. L’esposizione a modelli aberranti, proposti con efficacia senza nessun tipo di filtro dai moderni mezzi di comunicazione, ed ancora musica, letteratura, cinematografia e persino giochi interattivi che inneggiano al suicidio, a bambini sventrati, giovani stuprati ed ebrei gasati (6) , costituiscono un fenomeno allarmante, la cui prevenzione, per quanto difficile, costituisce, in primis, un imperativo morale legittimo e auspicabile La sub cultura satanica, compreso il satanismo classico che non è esente da responsabilità ideologiche tipiche dei cattivi maestri, trova le sue origini in un più complesso e articolato problema di miseria interiore e di generale crisi dei valori, che non può essere semplicemente affidato alla risposta repressiva, ma deve coinvolgere le migliori energie sociali e le istituzioni educative, culturali e religiose.
Note:
(1) I gruppi che si ispirano ai principi di La Vey, sono facilmente riconoscibili per il simbolo: una stella a cinque punte che include la testa di un capro, solitamente accompagnato da icone rappresentanti le fiamme.
(2) Una peculiarità degli adoratori di Satana, in particolare di quelli operanti nel torinese, è che fra di loro vi è una rilevante percentuale di farmacisti. La strana circostanza potrebbe essere spiegata dall’essere, questa professione, naturalmente e atavicamente affine a pratiche di alchimia. Volendo porsi su di un piano più concreto, è innegabile che i farmacisti, oltre ad avere capacità tecniche nella manipolazione di svariate sostanze, utilizzino strumenti di laboratorio utili all’esecuzione dei riti.
(3) è stata rilevata una contiguità tra alcuni circoli sado-maso e ambienti di satanisti. I primi, non appagati da pratiche non troppo invasive e crudeli, richiedono sovente l’intervento di specialisti provenienti dal nord Europa.
(4) Nel 1968, Torino è segnata dalla presenza di forme anticlericali e da un’attiva massoneria di frangia ripudiata dalle obbedienze massoniche maggioritarie e interessata all’occultismo e alla magia sessuale. In questo ambiente, un primo gruppo di persone si indirizza alla Chiesa di Satana Californiana. Su questa base nasce la Chiesa di Satana di Torino che, tra il 1968 e il 1970, raccoglie un numero di aderenti che certamente non supera il centinaio. Giacchè alcuni di costoro si rendono conto del carattere razionalista degli insegnamenti di La Vey, nasce l’idea di rivolgersi altrove alla ricerca di un vero satanismo. Le origini della seconda formazione denominata a Torino Chiesa di Satana, più strettamente occultista, possono farsi risalire all’avvicinamento da parte dei torinesi in cerca di una iniziazione satanista più genuina di quelle che La Vey vende per corrispondenza, al romanziere francese, autore di pubblicazioni che raccolgono tradizioni popolari sul Diavolo, Claude Seignolle. L’incoraggiamento
di quest’ultimo è sufficiente perchè tornino a Torino convinti di aver ricevuto una vera iniziazione ad una tradizione trasmessa di padre in figlio, il che determina uno scisma nel piccolo mondo dei satanisti torinesi.
(5) L’attività di intelligence orientata verso il satanismo giovanile, non può non prendere in considerazione l’osservazione e la penetrazione di quegli ambienti le cui contaminazioni culturali dark, espresse con misticismo, linguaggio e simboli che sottintendono una inoffensiva tendenza giovanile alternativa, possono attirare coloro che hanno intriso nell’esoterismo la propria esistenza.
(6) Il nazi-satanismo è un tema emergente. La brevità del passo dal satanismo al razzismo è dimostrato anche dai numerosi gruppi di rock satanico i cui testi dei loro brani invocano all’antisemitismo e alla prevalenza della razza ariana.
In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti
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I primi due giorni di novembre sono uno dei ...
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